lunedì 25 febbraio 2013

Alice in Zombieland

Alice in Zombieland
di: Gena Showalter casa editrice: Harlequin Mondadori pag: 439 titolo orginale: Alice in Zombieland formato: e-book



Alice Bell ha sedici anni e una vita complicata. Suo padre è convinto che terribili mostri siano sempre in agguato al calare delle tenebre, così che Alice e la sua sorellina Emma non possono mai partecipare ad eventi che avvengono di sera né uscire di casa dopo il crepuscolo. Alice non crede alle paranoie del padre e una sera riesce a convicerlo a portarli al saggio di danza della piccola Emma con un tragico e sconvolgente epilogo. Cosa è realmente successo quella sera e contro cosa Alice dovrà fare i conti da ora in poi?

Gena Showalter è nota come  autrice di paranormal romance per adulti, e si cimenta in questo libro con una storia per adolescenti dalla trama paranormale, ma dai contenuti più romantici e meno hot del suo solito genere. Alice in Zombieland è in tutto e per tutto uno Young Adult dal classico canovaccio: dopo un evento imprevisto la protagonista arriva in una nuova scuola e si trova a gestire degli inquietanti e improvvisi accadimenti sotto gli occhi (viola!) del bellissimo coprotagonista di turno (Cole Holland). La storia tenta in tutti i modi di far risaltare l'elemento paranormale, e in un certo modo riesce anche ad avere un briciolo di originalità nella descrizione degli Zombie, che qui sono essere "spirituali" visibili solo da alcuni e invisibili ai più. Tolto però questo elemento, il libro è talmente prevedibile da essere quasi sconfortante. La trama viene portata avanti sulla incredulità iniziale della protagonista e sulla decisione dei comprimari di non rivelarle nulla su quello che loro sanno, per poi svelarle le cose man mano che ella stessa finisce per imbattercisi  suo malgrado. Della serie: c'è questo grandissimo segreto che vorresti tanto tanto sapere (e che sembra ovvio fin dall'inizio) ma siamo tutti troppo fighi e misteriosi per rivelartelo. Della nascita del rapporto sentimentale fra Alice e Cole, si salva poi solo la loro connessione spirituale, che li porta ad avere visioni simultanee su un loro futuro comune, e che avviene la prima volta che si guardano ogni giorno. Per il resto anche il rapporto Alice-Cole segue il solito canone YA: lei è speciale e irresistibile (cioè lui vorrebbe tanto resisterle ma non ci riesce proprio) e lui è troppo figo, sicuro di se e misterioso perché possa non farla sua al primo sguardo (per l'appunto).  Anche i nemici che si muovono nell'ombra sembrano solo dei cattivoni un pò ridicoli e per niente convincenti. Ammetto che dai voti entusiasti visti su internet (4 stelline e mezzo su GoodReads) pensavo che avrei trovato uno Young Adult originale e coinvolgente, ma ho forse peccato di troppa aspettativa. I riferimenti ad Alice nel paese delle meraviglie si limitano poi, in tutto il libro, alla sola comparsa in cielo di una nuvola a forma di coniglio ogni qualvolta qualcosa sta per accadere. Il libro mi ha lasciata con un micro-briciolo di interesse per il seguito dettato unicamente dalla scelta del titolo e dal fatto che odio non sapere come finisce una serie. Consigliato a lettori adolescenti che vivrebbero solo di Young Adult e a chi alla parola "Zombie" sente una irrefrenabile brama... Voto: 5/6

Il libro è il primo  di una serie nota come "White Rabbit Chronicles" il cui secondo libro dal titolo "Through the Zombie Glass" sarà pubblicato in America a Settembre 2013.

domenica 24 febbraio 2013

I Gillespie

I Gillespie
di: Jane Harris casa editrice: Neri Pozza pag: 508 titolo originale: Gillespie and I



Harriet Baxter, trentacinquenne di Londra, è a Glascow in Scozia per visitare l'Esposizione Universale. Durante una passeggiata soccorre l'anziana Elspeth Gillespie salvandola dal soffocamento e facendo così anche la conoscenza della nuora Annie Gillespie. Grata del salvifico intervento, la ciarliera Elspeth invita Harriet a farle visita e a conoscere tutta la sua famiglia, fra cui il  pittore e marito di Annie, Ned Gillespie. Inizia così la conoscenza fra Harriet e la famiglia Gillespie  fino agli sconvolgenti avvenimenti finali.

I Gillespie è un romanzo brillantemente complesso e avvincente. Il punto di vista narrativo è quello di Harriet, che gradatamente ci fa conoscere la famiglia Gillespie, con la sua minuziosa e appassionata descrizione. Man mano che la narrazione procede però, il libro assume sempre più delle tinte fosche, aumentando il ritmo e la tensione e sovvertendo ogni certezza. Tutto quello che avevamo creduto sin dall'inizio viene capovolto e analizzato di nuovo sotto una nuova luce noir. La famiglia Gillespie sarà infatti travolta dapprima da misteriosi  avvenimenti e in seguito da una grave tragedia. In tutto questo Harriet diventa chiave di lettura e giudice, narratore consapevole e inconsapevole artefice. Sempre più avvinti dalla trama ci si immerge nella lettura quasi con la paura di scoprire cosa in realtà è successo ai protagonisti. Jane Harris tratteggia un giallo inusuale e ben scritto, capace di sorprendere il lettore e ammaliarlo nella ricostruzione degli eventi, dove anche il più piccolo particolare descritto si incastra alla perfezione  nel puzzle finale del giallo. Nonostante le numerose pagine, il libro resta coinvolgente dall'inizio alla fine, i personaggi risultano tutti interessanti ed efficacemente descritti (sfido chiunque a non ritrovare in Elspeth qualcuno di propria conoscenza) e non mancano i colpi di scena e i brividi . Consigliato agli amanti dei gialli-noir ad  introspezione psicologica, e ad un pubblico adulto. Voto: 8 e mezzo.

Qui di fianco la copertina inglese della Harper Collins che richiama molto bene alcuni particolari del libro.

lunedì 18 febbraio 2013

After

After
di: Jessica Warman casa editrice: Mondadori pag: 414 titolo originale: Between



Elizabeth Valchar, bellissima e popolare liceale,  è appena diventata un fantasma. Nella notte del suo diciottesimo compleanno il suo spirito osserva il proprio cadavere fluttuare nelle onde. Accanto a se trova il fantasma di Alex, morto un anno prima, insieme a cui, volente o nolente, scoprirà la verità su ciò che gli è accaduto e su se stessa.

After è un romanzo giallo adolescenziale. Tutto il libro ruota attorno al mistero della morte di Elizabeth e sulla scoperta, man mano che i ricordi si affacciano alla memoria della ragazza-fantasma, di luci e ombre su se stessa e su tutti quelli che hanno fatto parte della sua vita. Inizialmente, nonostante lo stile molto basilare di scrittura, il libro mi ha abbastanza incuriosita e mi ha coinvolto a sufficienza da proseguire nella lettura. Man mano che il libro procedeva però il romanzo ha perso un po' di mordente a causa di alcune concetti estremamente ripetitivi (es: il fatto che la Elizabeth-fantasma non possa togliersi gli stivali per quanto ci provi, il suo essere mortificata per il suo comportamento nei confronti di Alex da viva etc..) e per il fatto che già a metà della storia si è in grado di capire tutto il mistero, smorzando  quindi l'interesse per tutta la parte successiva. Allo stesso tempo alcune parti del romanzo risultano un po' superficiali, soprattutto dove sarebbe stato necessario un approfondimento tale da rendere i personaggi più intensi, così da poter vivere in maniera più sentita le loro emozioni. Tutto rimane invece sempre a pelo d'acqua, sufficiente a continuare la storia, ma mai realmente coivolgente dal punto di vista emotivo, soprattutto per l'abbondare di dettagliate descrizioni tutto sommato inutili (ad esempio più volte viene descritto il rituale del trucco passo passo) per poi magari non caricare di abbastanza pathos le scene clou della storia. After è una lettura molto semplice, si legge in poco tempo, ma a parte il desiderio di svelare il mistero, che riesce a suscitare, un po' scialba e piatta. Aggiungo inoltre che  gli esperti  di gialli potrebbero probabilmente intuire il finale fin dai primi capitoli.  Consigliato a lettori adolescenti che vogliono un giallo senza troppe pretese e a chi cerca un lettura da ombrellone. Voto: 6--

domenica 17 febbraio 2013

Oh, boy!

Oh, boy!
di: Marie-Aude Murail casa editrice: Giunti collana: Extra  pag: 192 titolo originale: Oh, boy!



I tre fratelli Morlevent, Siméon, Morgan e Venise, sono appena diventati orfani. Il padre li ha abbandonati molti anni fa e la madre si è suicidata. Al grido di "Morlevent o morte" i tre giurano che non verrano separati. Nonostante i suoi quattordici anni Simèon sta per prendere la maturità, è infatti un superdotato e anche la piccola Morgan di otto sembra seguire le sue orme. La piccola Venise di cinque anni è l'incarnazione di un angioletto biondo. Per non essere separati l'uno dall'altro i tre chiedono alla giudice tutelare Laurence Deschamps di rintracciare i fratellastri avuti dal padre in un matrimonio precedente. Così la giudice convoca  Josiane e Barthélemy Morlevent.

Oh boy è un romanzo particolare, stravagante, che tratta temi complessi con un'ironia cinica tutta francese. Lo stile di Marie Aude Murail è uno di quelli che può solo o conquistare o essere odiato. Quando infatti Bart e Josiane vengono messi difronte alla realtà di doversi occupare dei tre fratellini, essi non si fanno scrupolo di mostrare tutto quello che pensano sull'argomento, ne ci risparmiano dei monologhi interiori tutto fuorché candidi. Se vi è mai capitato di vedere una commedia francese non potrete che ritrovarne lo stile anche in questo romanzo, con i dialoghi un po' matti e le interazioni dei personaggi al limite del brusco, lanciando però sempre una strizzatina d'occhio a chi assiste alla storia. Quando poi si presentano ulteriori problemi a complicare le cose, entra in gioco la parte sentimentale e si osserva un'evoluzione dei protagonisti da un lato un po' prevedibile e dall'altro quasi necessaria per apprezzare la storia. Barthèlemy viene descritto come un soggetto in grado di accattivarsi sempre tutte le simpatie, nonostante il temperamento eccessivo, e anche il lettore alla fine ne viene un pò conquistato. Il tema della sua omosessualità poi,  viene trattato in maniera dissacrante, sempre in bilico fra il luogo comune e il colpo di genio.   Data la brevità del libro, la storia risulta alla fine piacevole, un piccolo scorcio francese tutto sommato simpatico nella sua eccentricità. Consigliato a lettori adolescenti e oh boy! ad adulti dotati di ironia. Voto: 7+

venerdì 15 febbraio 2013

Il posto dei miracoli

Il posto dei miracoli
di: Grace McCleen pag: 293 casa editrice: Einauidi collana: Supercoralli titolo originale: The Land of Decoration



Judith McPherson ha dieci anni e un posto speciale: la Terra dell'Adornamento. Quando infatti arriverà Armageddon, solo chi avrà avuto fede potrà ritrovarsi in un mondo privo di tristezza e di dolore, dove scorrono latte e miele (la Terra dell'Adornamento appunto). Aspettando Armageddon , Judith crea una piccola Terra dell'Adornamento nella sua stanza, con tutto quello che trova in giro, una lattina, una carta di caramella, un vecchio specchio... e tutta la sua fantasia. Il padre di Judith, fervente fedele, la conduce con se a predicare la fine del mondo porta a porta. Agli occhi degli altri, Judith e suo padre sono considerati strani e diversi, e quando Judith diventa vittima di bullismo, non potrà far altro che ricorrere alla sua fede e al suo speciale rapporto con Dio, con inaspettate conseguenze.

Il posto dei miracoli è un romanzo molto particolare, bello e amaro nella sua prosa vivace e ben calibrata. Il punto di vista narrativo è quello di Judith, e attraverso il suo sguardo intelligente di bambina osserviamo una realtà difficile e sempre più diffusa (quella del bullismo) e allo stesso tempo viviamo un rapporto padre-figlia complesso  e problematico.
In maniera brillante Grace McCleen crea per Judith un mondo interiore profondo e vibrante, sempre fedele all'ottica di un bambino, ma allo stesso tempo  tagliente. Il tema del bullismo è narrato così bene  da essere quasi agghiacciante.  Non si possono leggere le pagine senza provare le stesse ansie e le stesse paure di Judith. Chiunque abbia incontrato un bullo nella sua vita si ritroverà catapultato da queste pagine in emozioni forti e a tratti sconvolgenti.  Allo stesso tempo si vive insieme alla protagonista la necessità di trovare delle risposte, e il suo rapporto con un Dio interiore che diventa una coscienza, quando Judith ha bisogno di risposte, e un castigatore, là dove gli eventi sono troppo grandi anche per lei. Il tema religioso viene affrontato, a mio avviso, in modo capace, con un occhio acuto che invita il lettore a crearsi una propria opinione e allo stesso tempo leggermente critico e meditativo.  La terra dell'adornamento è il mezzo attraverso il quale Judith fa accadere le cose, il suo piccolo posto dei miracoli, come richiama il titolo italiano, la lente d'ingrandimento del cuore e dei turbamenti di una bambina. Ho trovato questo romanzo ben fatto, coinvolgente e speciale. Consigliato a lettori di tutte le età. Voto: 8 e mezzo.

giovedì 14 febbraio 2013

La donna in bianco

La donna in bianco
di: Wilkie Collins casa editrice: Fazi pag: 688 titolo originale: The Woman in White



Walter Hartright è un maestro di disegno e viene ingaggiato per insegnare la sua arte a due giovani donne di Limmeridge nel Cumberland, Laura Fairlie e la sua sorellastra Marion Halcomb. La notte prima della sua partenza per il Cumberland, Walter incontra una misteriosa donna completamente vestite di   bianco. Laura Fairlie è promessa a Sir Percival Glyde, baronetto dell'Hampshire, ma il suo cuore è presto accesso da un tenero amore per Walter. La vita delle due sorellastre, di Walter e della donna in bianco si legheranno indissolubilmente in un intricato mistero.

La donna in bianco è un giallo ottocentesco dallo stampo incredibilmente moderno. La narrazione condotta inizialmente dalla penna di Walter Hartright si suddivide poi nelle testimonianze di molti personaggi presenti nel romanzo. Hartright si fa cioè depositario di ciascuna testimonianza e la riporta fedelmente legandola poi alla successiva nella perfetta ricostruzione di ciascun evento fino allo svelamento finale del mistero.
Wilkie Collins è considerato uno dei precursori del giallo di stampo moderno e in questo stesso romanzo è possibile trovare parti così attuali che potrebbero essere state scritte oggi. Collins ha la capacità veramente straordinaria di entrare pienamente nella testa dei suoi personaggi e attraverso le loro stesse parole farli vivere in maniera vivida e credibile. In questo senso ho trovato particolarmente ben realizzata la parte di testimonianza di Mr Fairlie (lo zio di Laura Fairlie) così odioso da risultare alla fine spassoso, e quella del Conte Fosco, un personaggio così ben caratterizzato nella sua untuosa-malvagia indole, da essere protagonista anche nelle parti scritte su di lui dagli altri interpreti della vicenda.  La donna in bianco ha tutte le caratteristiche tipiche del romanzo ottocentesco: la narrazione che sale per gradi fino a creare la giusta tensione, la rappresentazione intelligente di ciascun personaggio (ognuno così ben cesellato da essere nitido anche se la sua apparizione è solo un cameo) , e soprattutto la capacità di rendere al meglio una società così lontana da noi nel tempo, ma allo stesso tempo sempre attuale (sebbene gli italiani vengano rappresentati sempre o come gioviali ingenui  o come malintenzionati furbacchioni). I cambi di stile narrativo, passando da una testimonianza all'altra, rendono il romanzo scorrevole nonostante il numero considerevole di pagine e tengono viva l'attenzione fino alla fine, le personalità di ciascun narratore e le sue opinioni risaltano dalla pagina in maniera  astutamente ideata dall'autore . Non penso di sbagliarmi se dico che ai giorni nostri Collins sarebbe stato, oltre che un bravo giallista, anche un'ottimo sceneggiatore per la tv. Consigliato a tutti gli amanti dei romanzi ottocenteschi e agli appassionati di gialli. Voto: 8 e mezzo.

venerdì 8 febbraio 2013

Il pianeta di Standish

Il pianeta di Standish
di: Sally Gardner casa editrice: Feltrinelli pag: 206 titolo originale: Maggot Moon



Standish Treadwell ha quindici anni e vive nella Zona Sette in un mondo sconvolto dalle guerre e dominato dalla Madrepatria, in continua lotta con gli Ostruzionisti. La Madrepatria sta per compiere un impresa spaziale eccezionale: il primo sbarco sulla Luna. La Madrepatria ha anche spie e controllori ovunque, gli Afidi Verdi e gli uomini vestiti di pelle, e separa i puri dagli impuri. Un grosso muro divide il mondo di Standish da ciò che la Madrepatria sta costruendo in segreto. Cosa sta facendo in realtà la Madrepatria?

Standish non sa scrivere né leggere e, insieme al suo amico Hector, sogna il Pianeta Plutone e una Cadillac Azzurra e il mondo della Croca Cola, ma questo non lo rende meno capace di capire il mondo che lo circonda. Attraverso i suoi occhi puri osserviamo un mondo crudele e spietato, dove la vita  non vale niente e qualcuno ha deciso chi deve continuare a viverla e chi no. Il romanzo è narrato in prima persona direttamente dalla sua voce con una prosa che sembra una versione innocente, post-apocalittica e amara del giovane Holden. 

Il pianeta di Standish è uno di quei libri che o si odia o si ama, con uno stile un po' matto e particolare, che potrebbe spiazzare alcuni e affascinare altri. Personalmente adoro gli stili stravaganti e quindi ho apprezzato anche quello di Sally Gardner in questo libro. L'ingenuità di Standish si scontra con una mondo così crudele che non nego di essere rimasta un po' colpita da alcune scene. La Madrepatria sembra ricordare una realtà molto simile a quella nazista e gli stessi Uomini vestiti di pelle ricordano le SS. L'intera vicenda è una parabola triste dei regimi totalitari e un piccolo inno alla libertà. Il titolo originale del libro, Maggot Moon (come a dire: Luna bacata) riassume molto bene il contenuto del testo, anche se mi rendo conto che in italiano sarebbe suonato un po' strano. Per quanto riguarda l'edizione Feltrinelli ho apprezzato la particolarità in copertina del viso del ragazzo che ha un'occhio azzurro e uno marrone (proprio come Standish) e che si osserva completamente alzando il risvolto interno. Romanzo consigliato a lettori adolescenti (non lo consiglio per bambini) e ad adulti pieni di fantasia. Voto: 8


Un piccolo estratto del libro:

Miss Connolly era stata l'unica insegnante a dire che Standish è fuori standard perchè è un originale.
Hector ha sorriso quando gliel'ho raccontato. Ha detto che lui lo aveva capito al volo.
"Ci sono pensatori in carreggiata, e poi ci sei tu, Standish, un venticello nel parco dell'immaginazione".
Lo ripetei tra me. "Poi c'è Standish, con un'immaginazione che soffia nel parco, non vede nemmeno le panchine, nota solo che non c'è cacca di cane dove dovrebbe esserci cacca di cane".

A questo indirizzo cliccando sulla copertina potrete leggere i primi capitoli del libro.

Qui sotto la particolarità della copertina Feltrinelli.




 Qui di fianco la copertina originale

giovedì 7 febbraio 2013

Il buio oltre la siepe

Il buio oltre la siepe
di: Harper Lee casa editrice: Feltrinelli pag: 317 titolo originale: To Kill a Mockingbird



Scout ha sei anni e vive con il padre, l'avvocato Atticus Finch, il fratello Jem e la governante Calpurnia. Attraverso i suoi occhi di ragazzina osserviamo la vita della piccola cittadina di Maycomb, il processo per violenza carnale ai danni dell'uomo di colore Tom Robinson (difeso in tribunale da Atticus)  e la rivelazione di importanti verità sul misterioso vicino di casa Boo Radley.

Scout, narratrice in prima persona del romanzo, ha l'approccio al mondo di una bambina irriverente e sagace. Le pagine del suo racconto sono  uno sguardo sincero e vivace sui fatti di ogni giorno, sulle piccole realtà quotidiane e su vicende più importanti, come il processo a Tom Robinson, che svelano a Scout una realtà più complessa e amara del suo mondo di bambina.  Così osserviamo Scout crescere e giocare,  chiedersi quale sarà la vera identità di Boo Radley, sempre nascosto nella sua villa, avvolto da un mistero che affascina e spaventa,  e che diviene poi  la chiave di lettura di un universo dalla trame più complesse e oscure di quanto immaginato. Il buio oltre la siepe è un romanzo veramente ben scritto, capace di ricreare l'atmosfera dell'America del "profondo Sud" degli anni '60 in maniera intelligente , con un punto di vista così fresco da risultare lieve anche quando l'argomento trattato è di grande peso. La visione di Scout del mondo è realizzata a mio parere in maniera geniale, più di una volta mi ha strappato una risata, e allo stesso tempo mi ha conquistata come se io stessa fossi di nuovo una ragazzina e potessi vivere insieme a lei tutti gli eventi narrati. Il romanzo di Harper Lee è un piccolo gioiello narrativo, uno scorcio breve ma intenso di un'America ancora in lotta con l'accettazione razziale e l'integrazione sociale, con una prosa così azzeccata che sembra di vedere ogni scena come in un film. Consigliato a lettori di tutte le età. Voto: 9

mercoledì 6 febbraio 2013

Io prima di te

Io prima di te
di: Jojo Moyes casa editrice: Mondadori pag: 391 titolo originale: Me before You



Louise Clark perde improvvisamente il lavoro in un momento economicamente difficile per la sua famiglia. Dopo brevi esperienze di lavori frustranti tenta un colloquio per l'assistenza semestrale di un tetraplegico, Will Traynor, e ottiene il lavoro. Louise inizia un'esperienza più difficile e coinvolgente di quanto avrebbe pensato.

Io prima di te è un romanzo strappalacrime. Ecco l'ho detto. Siete avvertiti. Non vi lasciate infinocchiare come me dal commento in copertina di Sophie Kinsella. Questo è un libro che vuole farvi cacciare il fazzoletto e, nonostante lo capiate fin dall'inizio e siate pronti a resistere,  ci riesce. Il romanzo parla di una malattia crudele e  di un rapporto umano (quello fra Will e Louise)  che, attraverso di essa, cambia Loiuse nel profondo. Come la stessa autrice spiega nelle note finali, questo libro vuole essere una storia d'amore e lo è, senza però tralasciare i lati più difficili e tristi. Nel tempo trascorso con Will, Louise poco a poco comincia ad analizzare la sua vita, i suoi desideri, i suoi rapporti con chi la circonda e attraverso l'amore trova una nuova dimensione di se stessa. "Io prima di Te" è un titolo a due sensi, l'IO di Will prima del grave incidente che lo inchioda su una sedia a rotelle e l'Io di Louise a sua volta inchiodata ad una realtà così piccola e rassicurante da risultare alla fine troppo stretta per lei. Nonostante il romanzo si lasci leggere in fretta, la trama risulta però troppo chiara fin dall'inizio, si perde talvolta in descrizioni che vorrebbero essere sentimental-significative, ma sembrano solo un tentativo di allungare il discorso senza mai essere profondamente coinvolgenti.  Non mancano i momenti più toccanti, ma sono tutti così facilmente intuibili, (prima che accadano pensavo già: ora succederà questo) che personalmente, alla  fine, nonostante la lacrima involontaria, mi sembrava di seguire un'opera a teatro di cui conoscevo già la sceneggiatura: gli attori sono bravi e ti coinvolgono, ma niente sorprese. Aggiungo infine che avrei preso volentieri a schiaffi alcuni membri della famiglia di Lou, i quali hanno smesso di farmi prudere le mani solo da una certa parte del romanzo in poi. Io prima di Te è un romanzo rivolto al pubblico delle lacrime amorose, a chi ama le storie tenere in cui si piange sempre. Consigliato ai lettori che amano farsi un bel pianto (anzi non vedono l'ora) a tutti gli appassionati di Nicholas Sparks & Co, e a chi cerca una lettura tutto sommato passabile, ma che vi lascia il magone. Voto: 7

martedì 5 febbraio 2013

L'amore bugiardo

L'amore Bugiardo
di: Flynn Gillian casa editrice: Rizzoli pag: 462 titolo originale: Gone Girl



Nick Dunne è un giornalista ed è  sposato con Amy, scrittrice di test della personalità. Il bel Nick e la bella Amy sembrano condividere il moderno matrimonio  perfetto, ma il giorno del loro quinto anniversario di matrimonio, in circostanze misteriose, Amy scompare, lasciando dietro di se la scena di un possibile delitto. Cosa è realmente successo a Amy? Nick è colpevole?

L'amore bugiardo è un thriller a due voci (quella di Nick e le pagine del diario di Amy), che tiene incollati alle pagine in un susseguirsi continuo di rivelazioni e bugie. Nick Dunne è un ragazzo simpatico, un uomo pratico, che non rivela mai le sue emozioni, sempre fedele all'immagine di "ragazzo americano" che sembra cucirglisi addosso. Amy è Amy Elliot Dunne, ragazza newyorkese bella, ricca e  sicura di sé, ispiratrice, per i suoi genitori scrittori, della serie educativa per ragazzi "La Mitica Amy". L'incontro fra i due sembra creare una sinergia difficile da eguagliare, una coesione perfetta di anime.
Tutto quasi troppo perfetto. Così ci ritroviamo a leggere le pagine di Nick e quelle di Amy, ricostruendo insieme a loro la storia che li unisce, le piccole cose che li legano e li dividono, in una narrazione che man mano diventa sempre meno disincantata, e si addentra sempre più nelle trame di un rapporto complesso e mutevole. Percorriamo il legame dei protagonisti in un crescendo  coinvolgente e amaro, intuendo ogni volta qualcosa e ogni volta sorpresi dal colpo di scena. Nick e Amy sono due personaggi sconvolgenti nella loro crudezza, due maschere inaspettate e crudeli che si svelano in una partita a scacchi senza un vincitore. L'amore bugiardo è un libro moderno, dallo stile rapido, coinvolgente al punto giusto, uno sguardo bruciante e beffardo di un matrimonio a metà fra la Guerra dei Roses e American Psyco. Sebbene io legga raramente thriller, ed in particolare quelli di stampo moderno, ho trovato questo libro molto ben realizzato, furbo abbastanza da farmi capire alcuni indizi e poi sorprendermi. In definitiva un romanzo che ha saputo conquistarmi sebbene questo non sia decisamente il mio genere e  nonostante l'utilizzo di un linguaggio che di solito non amo. Consigliato ai lettori di thriller moderni e ad un pubblico adulto. Voto: 8

Qui il booktraler del libro

lunedì 4 febbraio 2013

Perché ci siamo lasciati

Perché ci siamo lasciati
Inventario di una amore

di: Daniel Handler pag: 360 casa editrice: Salani titolo originale: Why we Broke Up illustrazioni: Maira Kalman



Minerva Green, detta Min,  appassionata di Cinema, si è lasciata con Ed Slaterton, atletico giocatore di basket. Attraverso gli oggetti che hanno segnato il loro rapporto, Min scrive una lunga ed appassionata testimonianza della sua storia e del perché " ci siamo lasciati".

Perché ci siamo lasciati è una lunga lettera scritta in prima persona da Minerva e diretta ad Ed, un inventario accurato e sentimentale di un rapporto adolescenziale. Daniel Handler , vero nome del più noto Lemony Snicket (Una serie di Sfortunati eventi), si cimenta in  un genere differente dalla saga dei fratelli Baudelaire, con un prosa e un costrutto completamente diversi. Questo romanzo è infatti rivolto ad un pubblico più adulto e segue la falsa riga degli Young Adult di ultima generazione, con uno stile che, alla lontana, mi ha ricordato i romanzi di John Green (autore di Cercando Alaska, Teorema Catherine, Colpa delle stelle). L'idea alla base del romanzo (l'inventario) è però sicuramente innovativa, e viene sviluppata bene, mediante un punto di vista femminile così ben realizzato da pensare che Daniel Handler dia il meglio di se solo se interpreta qualcun'altro (come in precedenza ha finto di essere Lemony Snicket). Non mancano le battute ironiche o i le strizzatine d'occhio tipiche dell'autore, e in particolare non mancano i "riferimenti" artistici, sui quali, in una serie di sfortunati eventi, Daniel Handler aveva saputo costruire scene molto ben riuscite di Lemony Snicket. Se in "una Serie di Sfortunati eventi" tali riferimenti erano però essenzialmente letterari, in "Perché ci siamo lasciati" questi sono tutti cinematografici, con continui riferimenti di Min a trame di film d'essai tutti inventati di sana pianta dall'autore. Non nego di aver cercato quasi subito su internet "Greta in  the Wild" con Lottie Carson, convinta fosse una vera citazione cinematografica. Volendo trovare un altro punto fermo di Daniel Handler  nei suoi romanzi, non si può non citare l'utilizzo dei disegni, come sempre ben sfruttati ai fini della trama, e realizzati questa volta da Maira Kalman. L'edizione italiana del romanzo ha per fortuna mantenuto copertina e tavole originali, realizzando un volume molto gratificante per gli occhi che potete osservare in una mia foto qui sotto. Ho trovato il libro gradevole, di facile lettura, ideale per passare un pomeriggio  (tale è il tempo che ho impiegato a finirlo). Consigliato ai fan di Daniel Handler e a lettori di tutte le età. Voto: 7 e mezzo.




Di Lemony Snicket ho già recensito:
Una serie di sfortunati eventi vol. 6- L'ascensore ansiogeno
Una serie di sfortunati eventi vol. 7 - Il vile villaggio
Una serie di sfortunati eventi vol. 9- Il carosello carnivoro


Daniel Handler è di recente tornato a vestire i panni di Lemony Snicket con una saga dal titolo "All the wrong Questions",  divisa in quattro parti e prequel di "Una serie di Sfortunati eventi" , che la Salani (secondo quanto mi hanno gentilmente risposto su twitter) pubblicherà prossimamente. Qui il booktrailer inglese.

domenica 3 febbraio 2013

L'anello di Salomone

L'anello di Salomone
di: Jonathan Stroud casa editrice: Salani pag: 407  titolo originale: Bartimeus: The Ring of Solomon



Salomone regna incontrastato Gerusalemme e i vicini regni grazie al suo  anello magico in grado di evocare uno spirito potentissimo in grado di esaudire qualsiasi desiderio. I maghi alla corte di Salomone avidi di potere tramano nell'ombra. Quando Salomone richiede un tributo alla regina di Saba, pena la distruzione del suo regno, l'indomabile regina manda un'emissario, Asmira, che uccida Salomone. Bartimeus, spirito jiin,  al servizio del mago Khaba rimarrà coinvolto nelle lotte di potere.

Quel demonio di Bartimeus non si smentisce mai. Che si tratti di una moderna e distopica Londra o di epoche antiche la sua mordente ironia è sempre diabolica. Avevamo lasciato Bartimeus nella trilogia al giovane mago Nathaniel( L'amuleto di Samarcanda-L'occhio del Golem-La porta di Tolomeo)  e lo ritroviamo "più giovane" alle prese con il malvagio mago Khaba alla corte di Salomone. Le lotte di potere fanno da sfondo alle vicende di Bartimeus e Asmira, in un crescendo scanzonato di eventi legati ai due protagonisti divisi dalla loro diversa natura (jiin-umano), ma uniti dal comune destino di "schiavi". Lo stile è lo stesso delle precedente trilogia, così come la narrazione, divisa fra i differenti punti di vista di Bartimeus-Asmira, come in passato lo era fra Bartimeus-Nathaniel. Il romanzo è piacevole,  ben ideato, sempre caratterizzato dall'ironia goliardica e  un po' noir di Bartimeus. Essendo un volume autoconclusivo, la personalità di Asmira non risulta approfondita come quella di Nathaniel , ma ciò non toglie niente al romanzo che resta comunque scorrevole. Ho apprezzato di sicuro il rapporto fra Bartimeus-Asmira che lascia intravedere quel lato umano-simpatizzante che si coglie sempre nel jiin e che lo rende un amabile diavolaccio. Consigliato a tutti i lettori che hanno letto e apprezzato la precedente Trilogia di Bartimeus e a tutti i lettori che apprezzano i romanzi fantasy ironici (e a cui però consiglio di iniziare a conoscere Bartimeus  con l'Amuleto di Samarcanda, sebbene questo sia una sorta di Prequel). Voto: 8.

Di Jonathan Stroud ho già recensito "L'Occhio del Golem"