Visualizzazione post con etichetta libro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libro. Mostra tutti i post

lunedì 31 agosto 2015

Dov'è finita Audrey?

Dov'è finita Audrey? 
di: Sophie Kinsella casa editrice: Mondadori pag: 285 collana: Chrysalide titolo originale: Finding Audrey

Audrey non esce mai di casa, neanche per andare a scuola, indossa sempre occhiali da sole e non riesce ad interagire con gli sconosciuti. Non è stato però sempre così: Audrey era una normale teenager prima che qualcuno la trascinasse giù in uno scivolo di umiliazioni e persecuzioni.

Sophie Kinsella si cimenta nel genere più amato delle ultime stagioni editoriali ad esclusione dei Romance: lo Young Adult. Sarà l'ironica autrice della fortunata serie "I love shopping" riuscita a conciliare la sua vena scanzonata con il difficile mondo della travagliata adolescenza? Se volessimo considerare Dov'è finita Audrey da un punto di vista prettamente kinselliano potremo dire che il romanzo non manca di situazioni divertenti e frasi mordaci tipiche dell'autrice e che la storia non delude da questo punto di vista. Dal punto di vista di un consumato lettore di YA strappalacrime , in cui il lettore parteggia per il protagonista, ma allo stesso tempo è morbosamente curioso di conoscere ogni più contorto particolare dei tristi accadimenti alla base della storia, il libro lascia molti punti alla deduzione del lettore e indulge poco sui particolari. Nelle sue premesse infatti Cercando Audrey (titolo originale) cavalca perfettamente il genere, incuriosendo il lettore e spingendolo a desiderare di sapere di più sui fattori scatenanti delle vicende della protagonista, ma allo stesso tempo tratta il tema alla lontana, avvicinandosi e ritraendosi quel tanto che basta per fare capire a grandi linee cosa è successo, ma senza entrare in dettagli. Come ogni YA che si rispetti, poi, è presente la figura maschile alla base della rivoluzione della protagonista, colui che diviene la spinta per il cambiamento e il deus ex machina degli eventi: il bel raga insomma, che sa sempre la cosa giusta da fare (Linus). Omnia vincit amor. Amen. 

 Audrey è un personaggio tipico YA mentre il resto della sua famiglia è costruita sul tipico modello kinselliano: strana e spassosa. Nei genitori di Audrey sembra di rivedere un po' Becky e Luke (protagonisti di I love shopping), mentre il rapporto fra Audrey e Linus sembra una versione "analogica" di quello dei protagonisti di "Ho il tuo numero" , dove la conoscenza fra i due avviene tramite messaggi. Non manca comunque il tentativo di approfondire il tema dell'ansia e della depressione di Audrey, del suo bisogno di fuggire dal prossimo e alla fine l'epifania della scoperta di ciò che realmente conta per poter vivere di nuovo in pace con se stessi. Riesce insomma Sophie Kinsella a costruire un valido YA? Non c'è una risposta definitiva a questa domanda, proprio come per la vita della  protagonsta ci sono alti e bassi così il libro presenta cose valide e altre che lasciano pensare che l'autrice abbia voluto cavalcare l'onda del momento, facendolo però a modo suo. In definitiva un libro godibile, che si finisce in fretta e strappa anche qualche risata. Consigliato ai fan della Kinsella e ai teenager. Voto: 7.

venerdì 25 ottobre 2013

Legend

Legend
di: Marie Lu casa editrice: Piemme pag: 262 collana: Freeway titolo originale: Legend

[See the english Review down below]



[Attenzione: la seguente recensione si basa sulla versione originale inglese, per cui nomi e definizioni sono quelle originali e potrebbero differire dalla traduzione italiana. ]


Day è ricercato per numerosi crimini ai danni della Repubblica.  Abile e sfuggente criminale,  il ragazzo dall'aspetto sconosciuto è braccato senza tregua in un mondo devastato dalla Guerra fra Repubblica e Colonie. Ad aggravare uno scenario post-apocalittico di distruzione, la "Piaga" si diffonde fra i settori più poveri della Repubblica mietendo numerose vittime.
June Iparis è una giovanissima recluta della Repubblica, la prima ad aver ottenuto il massimo punteggio nei "Trial", la durissima prova che ogni cittadino deve sostenere al compimento dei 13 anni e che stabilisce il futuro di ognuno. In seguito ad un tragico evento, June, sicura di sé  e abilissima in campo militare, si trova a braccare Day, alla ricerca di vendetta, ma ben presto di troverà invischiata in un perverso meccanismo di bugie e tradimento.

Legend è un YA distopico post-apocalittico, ambientato in un epoca futuristica di un mondo in lotta con una grave malattia e la scarsa disponibilità di risorse. Nel romanzo vengono nominati disastri ambientali come terremoti ed eruzioni vulcaniche, ed una lotta continua fra Repubblica e Colonie, senza però mai approfondire nel dettaglio gli eventi  che hanno portato all'attuale stato delle cose. La Repubblica, sotto la guida dell' Elector Primo, monitora costantemente la popolazione suddivisa in maniera netta fra gli abbienti delle classi superiori (che dispongono di elettricità, cibo e risorse) e le classi povere dei quartieri devastati dalla Piaga. Day è un personaggio semi-eroico, un Robin-Hood distopico che si ribella all'oppressione della Repubblica nei confronti dei ceti inferiori e cerca di salvare la propria famiglia dalla miseria e dall'incombere della Piaga.
June e Day sono gli estremi di una società spietata e crudele, gli opposti tasselli di un mosaico di menzogne e disumanità.
Come nella miglior tradizione distopica Legend ci mostra un pianeta divorato dalla stupidità umana, succube di un sistema rigido e impari che vigila spietatamente sugli esseri che la compongono. Gli occhi e le  orecchie dell'Elector Primo sono sempre vigili e attenti sulla popolazione. Il romanzo di Marie Lu cavalca una scia molto di moda nell'ambito degli YA di ultima generazione,  narrando di due moderni Romeo e Giulietta in lotta fra di loro e con il mondo che li circonda, una sostanziale re-invenzione della ruota in chiave post-moderna-post-apocalittica. Nessun lettore che abbia mai letto un distopico si stupirà del canovaccio di fondo di questo romanzo, in un certo senso abbastanza prevedibile nello svolgersi degli eventi, ma che si lascia comunque leggere rapidamente. Legend è a suo mondo un buon page-turner, con un'ambientazione abbastanza ben curata e dei personaggi credibili (nella logica di un mondo dove si diventa ispettori a 15 anni), e pur nel suo essere una storia sostanzialmente già vista non annoia e presenta anche qualche elemento sorpresa. La descrizione della vita nei bassifondi è abbastanza riuscita e pensando al pubblico cui il romanzo è diretto, nel complesso la trama potrà sicuramente scatenare batticuori nei più giovani.  Nell'ambito degli YA degli ultimi tempi, questo è sicuramente non disprezzabile e nel più specifico ambito dei distopici è a suo modo discreto. Consigliato a lettori di YA, agli amanti dei distopici di ultima generazione e ai lettori adolescenti. Voto: 7 e mezzo.


Legend
author: Marie Lu publisher: Speak pages: 336 



Day is wanted for several crimes against the Republic. Skilfull and fleeing criminal, the boy of unknown looking is  relentlessly hunted in a world devastated by War between Republic and Colonies. To aggravate a post apocalyptic scenery of destruction, the "Plague" is spreading among the poorest sectors of the Republic claiming numerous victims.
June Iparis is a young recruit of the Republic, the first to be awarded the maximum score  in the  "Trial", the ardous test every citizen have to face at the age of 13 and establishes the future of everyone. After a tragic event, June, confident and military skilled, finds herself stalking Day, in search of revenge, fast involved in a perverse mechanism of lies and betrayal.

Legend is a post-apocalyptic dystopian YA, set in a futuristic era of a world fighting against disease and limited availability of resources. The novel mentions enviromental disasters like earthquakes and volcanic eruptions, and an incessant fight between Republic and Colonies, without an in-depth analysis of the  events leading up to the currently . The Republic, under the heel of Elector Primo, constantly monitors the populations clearly divided between wealthy upper-class ( having available electricity, food and resources) and the poors of the Plague-devastated sectors. Day is a semi-heoirc carachter, a dystopian Robin Hood rising up against Republic's oppression toward the lower-classes and trying to save his family from misery and the loom of the Plague.
June and Day are the extremities of a  ruthless and cruel society, the opposing tiles of a mosaic of lies and inhumanity. In the best traditions of dystopian's novels Legend shows a planet consumed by human's foolishness, dominated by a strict and uneven system monitoring the human-beings that are a part of it.  Elector Primo's eyes and ears are awake and monitoring the population. Marie Lu's novel ride the fashionable  wave of latest  YA's generation, telling of two modern Romeo and Juliet fighting among themselves and with the world around them, a substantial "reinvention of the wheel" from a post-apocalyptic-post-modern point of view. 
No reader , who had ever read a dystopian, will be surprised by the subject of this novel, in a way fairly predictable in the happening of events, but still readable. Legend is in its own way a nice page-turner, with a well-groomed setting and credible carachters ( in the logic of a society where people become detective ad the age of 15), and even in its  being an essentially  well-known old story it is not boring and includes some element of surprise. The  seediest parts of the town's life description is quite successful, and thinking of the novel's target of readers, overall the plot will certainly trigger palpitations in the youngest.
In the limit of recently YA, this one is definitely not despicable and in particular in the limit of dystopians it is in its own way not bad.  Reccomended to YA's readers, last generation dystopians' lovers and teen-readers. Grade: 7.5/10

domenica 21 luglio 2013

Miss Charity

Miss Charity
di: Marie-Aude Murail casa editrice: Giunti collana:  Extra pag: 480 titolo originale: Miss Charity



Charity Tiddler è una bambina tanto fantasiosa quanto solitaria. La sua vita si svolge nella Nursery affidata alle cure della bambinaia Tabitha dalla strana personalità. A farle compagnia oltre alla tata solo i suoi animaletti, topolini, ricci, rane e ben presto un coniglio che diverrà fonte di ispirazione per le sue doti di attenta osservatrice e naturalista. Ben presto si aggiunge alla Nursery Mademoiselle Legros, giovane governante francese con il compito di istruirla nelle arti che ogni giovane perbene deve padroneggiare: pianoforte, francese, canto e disegno. Solo nel disegno Charity scoprirà la vera se stessa, in una vita che si svolge fra le sempre più soffocanti mura della Nursery e gli amati paesaggi della residenza estiva a Dingley Bell, con la campagna e la possibilità di interagire con i cugini della vicina Bertram Manor ( Lydia, Ann e Philipp) e l'amico di famiglia dei Bertram, lo squattrinato Kenneth Ashely.

Miss Charity è un romanzo in prima persona, narrato dalla protagonista, che utilizza il "testo teatrale" per riportare i discorsi diretti fra i personaggi. Charity è un'attenta osservatrice e un'anima indipendente, che soffre per la sua condizione di isolamento, ma non si arrende di fronte al destino di essere nella vita solo "una moglie", come accadeva all'epoca alla maggioranza delle giovani benestanti. Fra le cure di una tata dai contorni sempre più inquietanti (e cui però Charity ugualmente si affeziona) e l'attenzione di una madre egoista e soffocante, Charity sviluppa un'amore incondizionato per la natura e gli animali che diventeranno fonte di ispirazione per  le sue doti di disegnatrice e unica valvola di sfogo alle sue paure e oppressioni. Attraverso la sua fantasia Charity sfugge ad una realtà che ben presto la sfibra anche fisicamente, ma che non lesina anche momenti di ilarità  e non le nasconde l'amore. Marie-Maude Audail tratteggia un'opera narrativa che mischia teatro, romanzo ottocentesco  e ribellione alle convenzioni. Il teatro farà la sua parte attraverso i discorsi diretti, ma anche attraverso il personaggio di Kenneth e la partecipazione straordinaria di Oscar Wilde e George Bernard Shaw (presenti come veri e propri personaggi nel libro). Anche Beatrix Potter (sebbene mai presente come personaggio nella storia) vivrà una seconda vita proprio nel personaggio di Charity e nelle sue doti di illustratrice. Charity  cercherà per tutto il libro la sua vera strada, interagendo con i personaggi spesso in maniera passiva, subendo gli eventi, ma più volte prendendo le redini della situazione e buttandosi a capofitto in situazioni talvolta pericolose e (per citare la madre) sconvenienti. Nella seconda di copertina l'editore definisce questo romanzo un omaggio a Jane Austen. Non so se l'autrice abbia inteso sviluppare l'intera opera  ispirandosi all'immortale scrittrice, ma personalmente, a parte l'ambientazione ottocentesca (che comunque si svolge a oltre mezzo secolo di distanza da quella di Jane Austen) non mi sento di avvallare questa affermazione. Il romanzo ha sicuramente un linguaggio che tenta di richiamare quello dei romanzi dell'epoca, ma va per la sua strada, con un suo stile e un suo modo di svilupparsi che di Jane Austen ha ben poco. Charity ha dei momenti di ilarità, ma questi non eguagliano mai la sottile ironia austeniana, né lo fanno le parti sentimentali, che qui, inevitabilmente, risultano più moderne e meno coinvolgenti, sebbene svolgano comunque il loro ruolo. Quello che forse potrebbe maggiormente accomunare questo libro ad un libro di Jane Austen è la ricerca della protagonista di una dimensione che gli appartenga davvero, un percorso di crescita di un personaggio forte (sebbene i numerosi mancamenti!) che non si arrende agli eventi. Volendo necessariamente trovare somiglianze con autrici d'epoca, trovo che sarebbe più adatto riferirsi a Charlottë Bronte e a Jane Eyre, i cui personaggi secondari ispirano il personaggio di Tabitha (e qui non aggiungo alto per non rovinare la sorpresa) e M.lle Legros e le sue peripezie.  Miss Charity è  nel complesso una lettura godibile, scorrevole nonostante le cinquecento pagine, ma che in certi momenti mi ha fatto  fermare chiedendomi dove l'autrice volesse portarmi. La storia nel complesso è carina, sicuramente adatta a lettori giovani, e che non tralascia neanche l'aspetto romantico per la felicità delle appassionate del genere. Consigliato a lettori di tutte le età e alle lettrici di Romance (specificando che questo non è minimamente un romance, ma potrebbe soddisfare comunque le appassionate). Voto:  7+

Di Marie-Aude Murail ho già recensito Oh Boy!

Di fianco la copertina originale francese del libro che nella sua versione originale ha anche diverse illustrazioni

giovedì 20 giugno 2013

Follia per sette clan

Follia per sette clan
di: Philip K. DicK casa editrice: Fanucci pag: 246 collana: Tif extra titolo originale: Clans of the Alphane Moon



La Luna Alfa III L2, adibita dalla Terra ad ospedale psichiatrico, si trova, dopo 25 anni, ad essere gestita da sette clan (Para, Mani, Os-Com, Dep, Eb, Poli e Skiz) costituiti dagli ex pazienti della struttura ormai distrutta. Abbandonati e nuovamente liberi di gestire se stessi, i sette clan si trovano ad affrontare un imminente minaccia da parte della Terra che vuole riaffermare il suo predominio sul satellite e riportarlo allo status di ospedale. Indetto un consiglio-interclan fra i rappresentanti di ciascuna fazione, i sette cercano di  decidere cosa fare. Nel frattempo sulla Terra Chuck Ruttersdof, programmatore propagandista della CIA, si è appena trasferito in uno squallido cond-appartamento in seguito alla separazione dalla moglie psichiatra Mary.  La Terra non è il solo pianeta a voler rivendicare il dominio su Alfa III e così, fra esseri Non-Terrestri (Non-T) e follia generale  Chuck finirà per essere coinvolto in un intrigo di portata spaziale.

Se fossi una Mani (maniaco) potrei dire che questa lettura è assolutamente esaltante da tutti i punti di vista e che solo un Dep(depresso) all'ultimo stadio potrebbe trovare che tanto leggerla non cambierà il suo triste destino. Come Os-Com (ossessivo compulsivo) avrei dovuto leggerla per forza, altrimenti non avrei terminato l'opera omnia di Dick e come Poli (schizofrenico polimorfa) avrei valutato attentamente la cosa per capire come questa lettura avrebbe mutato la mia vita senza riuscire a decidermi. Lo Skiz (schizofrenico diencefalico) che è in me francamente prenderebbe il tomo e lo lancerebbe in aria per saggiarne la potenza di impatto, magari su un Eb (ebefrenico) di passaggio mentre ha una delle sue mistiche visioni su come recensirlo. Ma è inutile mentire a se stessi, come Para (paranoico) devo assolutamente avere il controllo di questa recensione, stabilire quali siano le possibili minacce insite nel criticare questo libro e prevedere ogni possibile probabilità di errore o pericolo nel farlo. Mentre voi leggete queste righe il mio costosissimo simulacro a forma di drago, sta scanzionando il post e la piattaforma di blogging alfine di rendere sicura e affidabile questa recensione. Chuck Ruttersdof è un comune terrestre, non fa parte cioè di alcun clan di Alfa, ma se proprio volessimo trovare una definizione che gli calza a pennello sarebbe quella di Sfig (sfigato), sia in relazione al suo rapporto con Mary che al complesso guazzabbuglio di catastrofici eventi in cui viene coinvolto. Chuck è il fantoccio di tutti quelli che finiscono nella sua orbita, che lo sfruttano ognuno con le sue mire e i suoi scopi, tanto che, anche quando  sarà convinto di avere un malefico e letale piano di vendetta finirà per essere il burattino di qualcun altro. In questa storia in realtà sembrano non esistere individui completamente sani, e ognuno a suo modo contribuirà alla follia generale degli eventi. Come sempre Philip K. Dick crea un mondo complesso e variegato, infuso più che mai di quella sana stravaganza e creatività che fa di lui uno scrittore geniale.  Tutti i personaggi, per quanto brevi siano le loro apparizioni, sono vividi e ben tratteggiati, e ognuno gioca un piccolo ruolo nello svolgersi degli eventi. Volendo trovare un pecca, la si potrebbe forse riscontrare nell'insania del rapporto fra Chuck e Mary, che ad un certo punto sembra quasi esagerata e soprattutto nella frequente citazione di un particolare intervento di chirurgia estetica femminile che non aggiunge proprio nulla alla storia. Nel complesso, comunque, il libro cattura l'attenzione e si legge in pochissimo tempo, e varrebbe la pena leggerlo solo per la presenza di Lord  Running Clam, impicciona muffa gelatinosa di Ganimede dai poteri psionici. Consigliato ai lettori di Fantascienza, ai lettori non-T, alle muffe gelatinose di Ganimede, agli amanti dei libri di Philip K. Dick. Che lettura da pazzi! Voto: 7 e mezzo


domenica 16 giugno 2013

Dark Lord. Le origini

Dark Lord.Le origini

di: Jamie Thomson casa editrice: Salani pag: 318 titolo originale: Dark Lord. The Teenage Years illustrazioni: Freya Artas





Come vi sentireste se, temibili e incontrastati Oscuri Signori, vi risvegliaste nel corpo di un tredicenne umano? Senza più Agghiaccianti Legioni al vostro servizio, senza più Elmo dei Padroni sul vostro capo e senza la possibilità di soggiogare ogni forma vivente (o non vivente) al vostro volere? Uno Oscuro Signore alle prese con le scuole medie...

La sola vista della vostra insignificante umanità ferisce i miei occhi e insulta la mia vista. Come Oscura Signora di questo Blog dell'Eterna Catastrofe mi basterebbe schioccare le dita acciocché Stargazer, il mio Drago del Dolore Alato, vi schiacciasse come insetti. Ma oggi mi sento molto magnanima, per cui mi limiterò ad utilizzare un incantesimo della Imposizione-Letturale e vi costringerò a leggere la mia recensione. Mentre voi patetiche creature vi apprestate dunque a leggere le mie tetre e fosche parole deciderò cosa fare di voi alla fine della rece. Dark Lord, meglio noto a se stesso come Oscuro Signore e Padrone della Torre della Ferrea Disperazione, si è risvegliato nei panni di Dirk Lloyd un tredicenne di cui non si conoscono le origini, che viene presto affidato alle cure della famiglia PureJoy. Con l'aiuto di Chris e Sooz (fedeli attendenti) cercherà di tornare nella sua dimensione. Jamie Thomson (collaboratore dell'Oscuro Signore) ci introduce nella mente più comicamente malvagia e  spassosamente spietata che la narrativa per ragazzi abbia mai incontrato. L'Oscuro Signore si trova a dover dimostrare al mondo (per poi ovviamente soggiogarlo) la sua perfida e letale natura, ma non è molto facile quando è prima necessario finire i compiti! Scivolando sulle macchinose elucubrazioni di un Lord del Male nelle vesti di uno studente delle scuole medie, potreste presto ritrovarvi con un ghigno sul viso mentre voltate rapidi le pagine alla scoperta dell'ultima malefica trovata di Dirk. Non preoccupatevi dunque se la vostra natura ferreamente buonista vi induce a parteggiare sempre per le forze del bene, Dark Lord saprà come piegarvi al suo volere, facendovi desiderare, con lo scorrere delle pagine, di essere almeno un Orco o un Goblin per entrare nelle sue schiere. Non occorre dunque che siate dei malvagi lettori per godere appieno della lettura, una mente potente come quella dell'Oscuro Signore è in grado di volgere a suo piacimento le vostre preferenze, e alla fine della storia non potrete che esserne soggiogati conquistati. Ho trovato questa lettura maleficamente scorrevole, con un protagonista che mi ha ispirato una affettuosa e brutale devozione e che mi ha rallegrato con i suoi stratagemmi bizzarri. E' stata sufficiente una mezza giornata di lettura per finire il libro, che in definitiva ho trovato molto carino, e piacevole a sufficienza per intrattenere senza essere mai infantile o scontato. Orbene, siete infine giunti alla fine della rece patetiche entità, ma vedo un luccichio funesto nel vostro sguardo che mi compiace non poco. Sì! Credo di aver risvegliato in voi un pernicioso interesse per questa tenebrosa lettura. Credo dunque che risparmierò le vostre anime, almeno fino alla prossima rece. Consigliato a lettori di tutte le età Santo Cielo!  Per i sette Inferi!. Voto: 8.

Un brano tratto dal libro:

"Dirk aggrottò le sopracciglia. I servizi sociali? Erano un qualche tipo di legione o reparto militare con il compito di spazzare via i reietti della società come umani, Elfi e altri inutili paladini del bene? Un'unità specializzata nella pazzia! Sembrava utile. Perché non ci aveva mai pensato? Una legione di Orchi folli, psicotici e rabbiosi, per esempio, che idea straordinaria! C'era tanto da imparare da questo mondo. Sempre che riuscisse a sopravvivere a ogni nuovo incontro con i suoi abitanti.
<<Non temere, siamo qui per aiutarti>> lo rassicurò Wings.
<<Ma certamente>> rispose Dirk. <<E ora prestate molta attenzione, insignificanti esseri umani. Prima di tutto, mi rivelerete dove mi trovo.Quindi mi fornirete degli indumenti, incluso il mio Mantello, e mi condurrete dal vostro capo. Accetterò immediatamente una sua dichiarazione giurata di fedeltà e, subito dopo, assumerò il controllo della città. Chiunque deciderà di opporsi, verrà distrutto.>>"

Qui di fianco la copertina inglese del secondo libro della serie dal titolo: "Dark Lord. A friend in Need"

giovedì 6 giugno 2013

Joyland

Joyland
di: Stephen King casa editrice: Sperling & Kupfer collana: Pandora pag: 351 titolo originale: Joyland



1973. Devin Jones, squattrinato  studente universitario originario del Maine, trova un lavoro stagionale  presso il parco di divertimenti Joyland nella Carolina del Nord. Dev ha ventuno anni, un cuore spezzato e davanti a se un'Estate come Allegro Aiutante in un parco con un oscuro segreto. Anni prima un efferato delitto si è infatti consumato all'interno del tunnel dell'orrore nel Castello del Brivido di Joyland, una ragazza, Linda Gray, è stata brutalmente uccisa e abbandonata da un uomo all'interno dell'attrazione e ora pare si manifesti come fantasma ai lavoranti del parco. Nella calda Estate di Joyland, Devin imparerà molto sulla mascotte di Joyland (il simpatico Howie), sul rutilante mondo dell'intrattenimento vacanziero e sui misteri che l'avvolgono.

Se voi bifol...hem..se voi lettori conosceste la "Parlata" non avrei bisogno di dirvi che è necessario impiumare lo sparaspara e caricare il montafessi, perché sarebbe chiaro anche agli occhi del più ingenuo  frolloccone. Nel parco di Joyland si vende divertimento e nessuno meglio di una Allegro Aiutante lo può sapere. Usando i passaggi fra baracconi, tendoni, giostre e chioschi imparereste come schizzare da un capo all'altro del parco in zero secondi e sapreste che la gioia di un frolloccone è il vostro obiettivo giornaliero. L'obiettivo di Stephen King in Joyland è invece quello di descrivere la strana estate del buon vecchio (si fa per dire) Jonesy che per racimolare qualche spicciolo ad uso universitario si ritrova nei panni (ma anche nella pelliccia) di tuttofare all'interno di Joyland, mentre combatte con la graduale presa di coscienza dell'essere stato scaricato dalla sua ragazza e si arrovella sulla tragica morte di Linda Gray. L'iniziale parte del romanzo, una buona metà invero, incentrata sulla descrizione piacevole e fantasiosa della vita del parco ,fatta in prima persona da Dev, risulta estremamente scorrevole e divertente, e le pagine fluiscono rapide tra le mani del lettore. Non sapendo infatti che si tratta di un romanzo di King potrebbe sembrarvi una leggera lettura di intrattenimento con un lievissimo risvolto paranormale sullo sfondo. Se infatti state pregustando una lettura densa di paura e brividi, sappiate che Joyland è un romanzo giallo in cui il giallo sembra essersi ritrovato a passare per caso. Niente morti sulle montagne russe, o al tiro a segno o sulla ruota panoramica quindi, ma solo un fantasma sfortunato nel tunnel dell'orrore. Niente di stupefacente quindi, lo sapevate, King ha addirittura cambiato editore per l'occasione proprio per mettere sull'avviso i suoi fedeli lettori che questa era una lettura diversa dal solito. Quello che però non ci si aspetta è sicuramente l'estrema marginalità della parte "gialla" e di come questa venga sviluppata in fretta e in maniera poco approfondita all'interno dell'opera. Joyland si legge in pochissime ore e alla fine della lettura (seppur piacevolissima) si resta con l'impressione di aver letto un lungo racconto invece di un romanzo. La soluzione del caso avviene così repentinamente e in maniera così superficiale da rimanere un po' spiazzati. Lo svolgimento delle scene clou è così veloce da sembrare, come già detto, quella di un racconto, in cui è necessario stringare tutto in poche scene per brevità. Come lettrice di romanzi di ogni genere ho trovato molto ben fatta tutta la parte riguardante il "mondo del parco", ma poco soddisfacente quella gialla. Nel complesso quindi ho apprezzato e trovato divertente tutta la parte "Joyland", con la descrizione delle giostre, delle varie attività del parco e dei suoi personaggi (la chiromante Rozzie, il caposquadra Pop) o l'esibizione del Simpatico Howie nell'Hokey Pokey,  ma deludente il fulcro della storia , il mistero delle uccisioni, che viene liquidato alla bell'e meglio. In definitiva volendo apprezzare appieno questa lettura dovrete gustarvi quello che vi viene offerto senza troppe aspettative sulla risoluzione del mistero, visto così il libro vale la spesa, ma se i romanzi gialli sono il vostro pane quotidiano potreste rimanere con un po' di amaro in bocca. Consigliato a chi ama King, a chi cerca una lettura carina ma non paurosa e al frolloccone che è in ognuno di voi. Voto: 7.


 Di fianco la copertina originale americana.

lunedì 3 giugno 2013

Il trono di spade: Tempesta di spade.I fiumi della guerra.Il portale delle tenebre. Vol. 3

Il trono di spade: 
Tempesta di spade.
I fiumi della guerra.
Il portale delle tenebre. Vol. 3

di: George R.R.Martin casa editrice: Mondadori collana: Oscar grandi bestsellers pag: 1213 titolo originale: A Storm of Swords - Book Three of a Song of Ice and Fire




Il tentativo di attacco ad Approdo del Re di Stannis Baratheon è miseramente fallito. Bloccate dalle catene poste sotto il fiume e dalle fiamme dell'altofuoco le navi e gli equipaggi di Stannis vengono decimati. A Delta delle Acque Catelyn Stark lascia fuggire Jamie Lannister con la solenne promessa che le riporterà le sue figlie Sansa ed Arya. Nella sua fuga in ceppi Jamie è seguito dalla guerriera Brienne di Tarth (ex scudiera del defunto Renly Baratheon), e da Ser Cleos Frey. Mentre lo strano terzetto viene inseguito dagli uomini di Delta delle Acque (fedeli a Robb Stark ora re del Nord), Arya Stark con Gendry e Frittella fugge da Harrenhal cercando di raggiungere Grande Inverno, che non sa essere stata distrutta da Theon Greyjoy. Fuggiti dal castello ormai distrutto, Bran Stark lo spezzato (creduto da tutti morto), con l'aiuto dei fratelli Jojen e Meera Reed e del forzuto Hodor cercano di sfuggire agli uomini di Ferro. Stannis Baratheon, sotto l'influsso della sacerdotessa rossa Melisandre, pianifica il suo nuovo tentativo di ascesa al trono. L'immenso esercito di Bruti di Mance Ryder è in rotta verso la Barriera deciso a raggiungerla ed attraversarla a costo di distruggerla per fuggire dagli Estranei. Infiltrato fra le file dei bruti, Jon Snow, guardiano della notte, cerca l'occasione di fuggire per avvertire i suoi confratelli. Oltre il mare stretto Daenerys Targaryen, leggittima erede al trono di spade, ora a capo di un kalasaar e con il possesso di tre draghi viaggia per ottenere l'esercito che le permetterà di riconquistare il Trono di Spade.

Valar Morghulis, tutti gli uomini devono morire. Con queste parole Arya Stark riceve una strana moneta e l'invito ad utilizzarla con gli uomini di Braavos se dovesse trovarsi nei guai. Mai parole furono più profetiche per il terzo libro delle cronache del ghiaccio e del fuoco. Tempesta di spade è un bagno di sangue. Con i punti di vista alternati di Jon, Arya, Catelyn, Sansa, Bran, Davos, Daenerys, Tyrion e le new entry Jamie Lannister e Samwell Tarly, questo terzo incredibile libro non vi risparmierà le scene più cruente e le  lotte più serrate. Inseguimenti, tradimenti, intrighi quanto mai velenosi, rivelazioni incredibili e colpi di scena da mozzare il fiato vi intratterranno lungo tutte le 1213 pagine, da cui difficilmente riuscirete a staccare gli occhi. George R.R. Martin supera se stesso e scrive un terzo libro che vi terrà incollati alle pagine dall'inizio alla fine, con il fiato sospeso e la bocca aperta per l'incredibile numero di avvenimenti.  Con il suo originale e riconoscibile stile il vecchio George R.R. ancora una volta, e vostro malgrado, riuscirà a rendervi simpatico il personaggio più impensabile (e qui tenetevi forte perché il suddetto personaggio è davvero un'incredibile carogna) e a farvi odiare ancora di più (cosa che non ritenevo possibile) Joffrey Baratheon. Ancora una volta si confermano miei beniamini Jon Snow e Arya Stark, e altri personaggi si definiscono ulteriormente scavandosi un posto d'onore nella cerchia dei "pensavo fossero perfidi,ma sono molto peggio". Non avrete il tempo di pensare "ora succederà questo" che Martin la vecchia volpe, ve la farà sotto il naso riuscendo di nuovo a stupirvi.Se dopo i due corposi libroni iniziali avete infatti avuto paura che non ci fosse più molto da dire su Stark, Lannister & Co, ecco che sarete costretti a ricredervi. Prendete tutto ciò che sapete dei vostri beniamini e tenetevi stretti alle gomene  perché il vascello letterario su cui state per imbarcarvi sta per affrontare un'incredibile uragano, un cataclisma di eventi e una burrasca di emozioni, una mortale tempesta di spade. Consigliato a lettori adulti, a chi ha amato i primi due libri della serie (cosa state aspettando? leggetelo!!!) e a chi adora le avventure anche quando sono molto sanguinose. Indugi? Che gli Estranei se li portino! Voto: 8 e mezzo.

Qui la mia recensione del Vol. 1 delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco
Qui la mia recensione del Vol. 2 delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco 
Qui la pagina di wikipedia che riporta la suddivisione fatta da Mondadori nella traduzione dei Romanzi di G.R.R.Martin.

mercoledì 22 maggio 2013

Lo strano mondo di Alex Woods

Lo strano mondo di 
Alex Woods
di: Gavin Extence casa editrice: Garzanti pag: 343 titolo originale: The Universe Versus Alex Woods



Alex Woods ha alle spalle una vita fuori dal comune. Non ha mai conosciuto suo padre, sua madre gestisce un negozio di spiritismo, all'età di dieci anni è stato colpito da un meteorite e soffre di epilessia. A scuola si sente diverso dagli altri e ben presto diventa vittima dei bulli. Inseguito da tre ragazzi, Alex finisce nel giardino del Signor Peterson che ben presto diventerà un amico fuori dal comune. Ma nella vita di Alex le cose fuori dal comune sono molte, e presto si troverà nel mezzo della notte, sotto una pioggia battente alla frontiera di Dover...

Lo strano mondo di Alex Woods è un racconto a flashback, che inizia dalla fatidica notte piovosa alla frontiera di Dover, quando Alex è ormai diciassettenne. Il titolo orginale, "L'universo Vs Alex Woods",  rende forse meglio lo spirito con cui questo libro è stato scritto e centra maggiormente l'intenzione dell'autore. Quello di Alex Woods infatti è un percorso che lo porta a confrontarsi con l'universo e a cercare un modo di definirlo in relazione a tutti gli eventi di cui sarà protagonista. Un meteorite cambia la sua vita all'età di dieci anni rendendolo diverso dagli altri, a causa dell'epilessia e della cicatrice sulla sua testa e, in relazione a quanto l'universo gli ha fatto, Alex cercherà di vivere in un modo che gli appartenga davvero. Se infatti il suo essere differente gli procurerà diversi guai, allo stesso tempo gli consentirà di capire che non vuole essere diverso da quello che è. Lo spazio siderale gli ha lanciato un messaggio e Alex Woods risponderà nel modo che sentirà essere il migliore. Ma il confronto con l'universo del protagonista non è un percorso solitario, la conoscenza con lo scorbutico Signor Peterson, reduce del Vietnam, lo porterà a porsi domande sull'esistenza e ad affrontare anche il tema della libertà personale, vissuta come pieno possesso sulla prorpia esistenza dalla vita fino alla morte, nel rispetto della libertà degli altri.  Entreranno in gioco i libri di Kurt Vonnegut che proprio sul tema della libertà, della vita e della morte saranno i mediatori del messaggio su cui poi si basa tutta la vicenda del protagonista. Cosa è dunque vivere? Cosa è veramente essere liberi? Domande molto difficili se si è solo adolescenti come Alex. Gavin Extence scrive un romanzo con un intento narrativo ben preciso e, nonostante le tematiche forti, lo fa con una levità sufficiente ad affrontare anche il più tragico dei temi senza troppi sentimentalismi o tentativi di impietosire. Alex infatti non è un eroe tragico e la sua storia, narrata in prima persona, riserva anche dei momenti del tutto spensierati e un po' sornioni. Quello che forse non riesce in pieno a Gavin Extence è il suo tentativo di fare un melting pot fra la già difficile situazione di Alex e quello che poi accadrà con Peterson, come se avesse iniziato a parlare della storia di un'adolescenza e poi avesse deciso bruscamente di inserirci anche temi come la morte e l'eutanasia. Sebbene, tramite il flashback iniziale, il lettore sappia già cosa ci si aspetterà dal racconto, è come se tutta la storia di Alex, per quanto interessante, fosse usata solo come mezzo per arrivare a quella di Peterson. E' chiaro l'intento narrativo, ma nel momento in cui ci si affeziona al personaggio l'attenzione non è più puntata su di lui e questo un po' dispiace, si vorrebbe sapere ancora qualcosa in più . Ma probabilmente quello che era più caro all'autore era il messaggio complessivo del libro, forse più importante anche dei protagonisti stessi e in cui Vonnegut sarà, tramite i suoi scritti, un intermediario importante. In definitiva un libro che si lascia leggere facilmente, scorrevole, con personaggi ben definiti e anche qualche riflessione apprezzabile e ben scritta sul mondo della prima adolescenza. Consigliato a lettori che apprezzano i libri che sembrano surreali, ma trattano temi reali , agli adolescenti che non hanno paura di temi forti e chi apprezza storie in parte  tristi ma non strappalacrime. Voto: 7.

Un brano tratto dal libro:

"In caso non lo sappiate, in seconda media la diversità non viene celebrata. In seconda media essere diverso è il peggior crimine che si possa commettere. Anzi, è praticamente l’unico crimine che si possa commettere. Questo perché la maggior parte delle cose che l’onu bollerebbe come crimini contro l’umanità in seconda media non sono considerate tali. La crudeltà è permessa. La brutalità è permessa. L’arroganza è permessa. La superficialità è ben accetta. I gesti eclatanti di violenza sono permessi. È permesso ricavare piacere dall’umiliazione degli altri. Ficcare la testa di qualcuno nel water è permesso (a maggior ragione se la vittima è uno sfigato e la tazza è sporca). Nessuna di queste cose mette a repentaglio il tuo status sociale. Ma essere diverso, be’, quello è imperdonabile. È la migliore scorciatoia per la Terra dei Paria. Un paria è un individuo che viene escluso dalla parte dominante della società. E se sai tutto questo a dodici anni, probabilmente è perché sei anche tu un abitante della Terra dei Paria"



Di fianco la copertina originale inglese

giovedì 16 maggio 2013

La regina degli scacchi

La regina degli scacchi

di: Walter Tevis casa editrice: Minimum Fax collana: Minimum classics  pag: 377 titolo originale: The Queen's Gambit 



Beth Harmon ha otto anni  è orfana e vive  presso l'istituto Methuen Home di Mount Sterling nel Kentucky. I bambini accolti nell'istituto ricevono tutti una pillola di tranquillante due volte al giorno e sono tenuti a rispettare molte regole. Un giorno Beth scopre, nello scantinato della scuola, il custode, signor Shaibel, giocare da solo a scacchi ed in breve il fascino del gioco l'avvolge in spire sempre più strette. Mentre sviluppa una pericolosa dipendenza da tranquillanti e la direttrice le proibisce di giocare a scacchi  nonostante la sua eccezionale bravura, Beth continua a coltivare dentro di sé la sua passione, che la porterà in seguito ad entrare nel mondo degli scacchisti professionisti.

La Beth descritta da Walter Tevis è una bambina che sembra essere sommersa e soffocata dalla vita dell'orfanotrofio, con le sue regole fatte apposta per annientare lo spirito che c'è dentro di lei e verso cui Beth prova un rigido distacco e senso di rifiuto. Attraverso l'utilizzo dei tranquillanti,  Beth trova l'unico modo di allontanare da sé l'ansia che la divora per una vita che non la rappresenta e non la capisce.  Quando l'uso dei tranquillanti viene vietato, Beth, che ne  è ormai dipendente, si troverà ad un bivio di assoluto terrore.  La passione per gli scacchi resta per lei l'unica dimensione a cui sembra appartenere, in cui il suo straordinario talento matematico si sviluppa e si definisce. Beth non si piace fisicamente e non si riconosce nel mondo di regole e ipocrisia della Methuen, dove l'unica figura che le diverrà cara sarà quella della ragazza di colore Jolene, ragazzina sprezzante e tenace a cui si legherà in uno strano rapporto di odio-affetto. Al di fuori della Methuen Beth farà di tutto per riuscire a ritrovare la strada che le appartiene davvero, quella del gioco degli scacchi, e a cui poi si aggrapperà saldamente. Beth ha un talento innato e non comune che in breve la porterà a vincere sfide e campionati e la proietterà verso la ricerca di importanti titoli nel settore. Walter Tevis ricostruisce una figura tenace e determinata, ma allo stesso tempo fragile nel suo rapporto con il mondo, da cui Beth si allontana mediante i tranquillanti prima e l'abuso d'alcol poi.  L'unico vero ponte fra Beth e gli altri restano gli scacchi. Anche all'interno di tutta la confusione generata dalle sue dipendenze e dalle sue paure Beth riuscirà a definire se stessa solo nel gioco che le appartiene con lacci indissolubili. Se infatti nel corso della storia Beth avrà delle storie amorose, queste saranno sempre vissute con  distacco, mentre tutto quello che fa vibrare realmente la  sua sfera emotiva rimarrà legato alla sua passione e al suo talento per il gioco. La regina degli scacchi però non è solo la storia di una incredile scacchista, ma anche la narrazione di un mondo (quello degli scacchi) in cui le donne sono ancora viste come delle estranee, non ancora pienamente accettate o riconosciute per il loro valore e in cui Beth si farà strada con tenacia. Walter Tevis ha unito in questa storia alcune sue personali vicende, la dipendenza da tranquillanti e l'abuso d'alcol, con la parziale ricostruzione in chiave romanzata della straordinaria carriera scacchistica di un giocatore americano realmente esistito Bobby Fischer, a cui si è quasi sicuramente ispirato. Nonostante la descrizione tecniche di numerosissime partite giocate, il libro resta leggibile anche per chi, come me, non conosce il gioco degli scacchi, attraverso le descrizione dei sentimenti e degli stati d'animo di Beth che divengono un buon interprete di ciò che accade sulla scacchiera. In definitiva un libro interessante e particolare che si lascia leggere anche dai non addetti ai lavori. Consigliato a chi ama gli scacchi, a chi vuole saperne qualcosa di più e a chi cerca una storia insolita. Voto: 7


mercoledì 15 maggio 2013

Timmy Frana

Timmy Frana
il detective che risolve ogni grana (o quasi)

di: Stephan Pastis casa editrice: Sperling & Kupfer collana: Pandora pag: 293 titolo originale: Timmy Failure: Mistakes Were Made illustrazioni: Stephan Pastis



Timmy Frana ha una missione nella vita: risolvere difficilissimi casi investigativi. Per questo Timmy ha fondato un'agenzia investigativa insieme al suo artico socio Super: un orso polare di settecento chili. La sede della società è l'armadio della mamma e il suo socio sembra combinare più guai che altro, ma Timmy non demorde. Con un intuito investigativo decisamente "speciale", Timmy si appresta a risolvere casi shock come la scomparsa di dolcetti di Halloween di Gunnar.




Potrei dire che questo è il primo caso di libro illustrato e scottanti casi investigativi, ma mentirei. La Sogno-Del-Drago-Investigations ha già avuto fra le mani diverse matasse da sbrogliare, come il caso del "Bubble-Gum di Praga" o il mistero dei "Pastelli dalla Memoria Corta", ma queste sono altre storie... Veniamo al geniale Timmy e al suo socio candido come la neve. Se la mia agenzia non avesse il successo che ha vi affiderei sicuramente e senza remore alle mani esperte di questo giovane dalla grande fantasia e dall'incredibile talento ( e credetemi quando dico incredibile). Timmy ha un fiuto per gli eventi che trascende l'ovvio per diventare immaginifico e superbamente originale. Non date retta a chi, come Rollo Secchia, si ferma alla banalità degli eventi e fornisce spiegazioni del tutto ovvie, Timmy vede cose che sfuggono all'occhio del comune osservatore, e non possiamo quindi che manifestare stima e consenso per cotanto giovanile ingegno. Se poi uniamo alla sue vicende delle vignette del tutto spassose e calzanti ecco che otteniamo la quadratura del cerchio. Ma non illudetevi pensando che le cose siano semplici come appaiono, da grandi poteri derivano grandi responsabilità, ecco quindi che Timmy e la sua agenzia saranno presto minacciate dalla concorrenza di una persona che, per rispetto a Timmy, non nomineremo, ma che il nostro protagonista proprio non sopporta, e le cui perfide trame tenterà più volte di sventare. Stephan Pastis scrive e illustra un libro per bambini simpatico e burlone, che è il brillante connubio fra una storia molto semplice, ma per niente scontata, e una  strip comica che si dipana per tutto il libro. Seppur costruito per essere rivolto ad un pubblico giovanissimo, il libro risulta piacevole anche a chi, con grande ironia, si approccia a leggerlo senza  troppi paletti mentali. Personalmente ho trovato la storia carina e le vignette azzeccate, e devo dire che se non avessi Starry (il mio fido Drago) che mi accompagna nelle mie mille avventure potrei fare un pensierino su un orso polare ( -Su Starry non mettere il broncio ora, scherzavo!- Draghi! la potenza di fuoco di un vulcano e la sensibilità di un cucciolo di foca!).  In definitiva una lettura veloce, con disegni divertenti, che tiene compagnia con buon umore. Consigliato a lettori giovani, a chi adora le strip comiche, a lettori adulti che sanno immedisimarsi in un investigatore adorabilmente pasticcione. Voto: 7  e mezzo.

Un brano dal libro:

"Ah, forse dovrei dire qualcosa sulla Franamobile. In effetti di per sé non si chiama Franamobile. Si chiama monopattino a motore ed è di mia mamma, l’ha vinto a una lotteria. E ha anche stabilito regole ferree su quando e come posso usarlo."


lunedì 13 maggio 2013

Wonder

Wonder
di: R.J. Palacio casa editrice: Giunti Junior collana: Biblioteca Junior pag: 288 titolo originale: Wonder copertina: Tad Carpenter



August Pullman si sente un ragazzino assolutamente normale, e lo sarebbe se non fosse affetto da una malattia genetica che determina una gravissima alterazione facciale. Per dieci anni August è stato istruito in casa dalla madre, ma ora, alle soglie della prima media entrambi i suoi genitori decidono che è giunto il momento che frequenti per la prima volta una vera scuola. Fra mille paure e insicurezza Auggie inizia un percorso che sarà una sfida per se stesso e per quelli che lo circondano.

Wonder, la parola che dà il titolo al libro di R.J.Palacio, non ha il solo significato di "stupore o meraviglia", ma anche quello di "chiedersi" "domandare a se stessi". R.J. Palacio si ispira per questa scelta alla canzone omonima di Natalie Merchant (citata nel testo), anch'essa incentrata sul tema della diversità fisica. Stupore incredulo è quello che si delinea sulla faccia di chi vede Auggie per la prima volta, e troppo spesso, vera e propria paura. Auggie ha solo dieci anni, ma ha già amaramente imparato come può essere dura l'esistenza per qualcuno che porti un fardello pesante come il suo. Il suo viso è una strana maschera che nasconde il semplice bambino che si cela dietro di essa e il cui unico desiderio è quello di avere una vita normale. Giunto alla scuola privata Beecher Prep, Auggie ingaggia una dura lotta di accettazione e confronto, che non gli risparmierà bullismo o emarginazione, ma che sorprendentemente gli svelerà anche un lato speciale degli altri, la meraviglia di poter conquistare l'amicizia e l'affetto di alcuni, di comprendere che la vera sfida è quella di essere se stessi nonostante tutto. R.J.Palacio non scrive una storia strappalacrime, ma nemmeno risparmia i duri colpi della vita che Auggie si trova a dover affrontare. Attraverso la narrazione alternata del protagonista e di altri cinque personaggi presenti nella vicenda, scopriamo i sentimenti e le emozioni contrastanti di chi si trova ad essere nell'orbita del pianeta Auggie. La musica segnerà più volte le pagine del racconto, con citazioni di brani appositamente scelti per fare da colonna sonora alle diverse fasi della storia, e che vengono poi riportati tutti in appendice al libro con gli indirizzi dei video su youtube. La storia di August è sicuramente rivolta ad un pubblico giovane, ma non per questo risulta semplicistica o infantile, cercando di coinvolgere emotivamente il lettore e farlo riflettere, ma senza essere mai pedante. Nelle Faq sul libro nel suo sito, R.J.Palacio scrive che la decisione di scrivere Wonder nacque in seguito al suo incontro in un parco, mentre portava i suoi figli a prendere un gelato, con una bambina affetta da una grave deformazione cranio-facciale.  La reazione del suo bimbo di tre anni, che spaventato aveva iniziato a piangere disperato, l'aveva portata ad allontanarsi velocemente dal parco per non ferire la bambina. Quello che accadde in realtà mentre si allontanava fu che la madre della bambina, con voce calma e dolce disse di andare via, come se quella fosse l'ennesima volta che succedeva,  e l'autrice capì di aver peggiorato le cose con la sua fuga frettolosa. Questa scena, ricostruita all'interno del libro,  è il fulcro che spinse l'autrice, mortificata per il suo errore, a scrivere di un tema così difficile. Ripensando a quello che avrebbe dovuto realmente fare in quella occasione decise di mettersi nei panni di chi vive una realtà così difficile ogni giorno. Quello che ne viene fuori è una favola dolce-amara, che fa affezionare ad August e che cerca di trasmettere a chi legge un messaggio molto importante: accettare gli altri e cercare di mettersi nei loro panni. Se arrivati a questo punto vi state chiedendo cosa R.J. abbia scelto per i suoi lettori, e cioè un happy ending o un finale da lacrimoni a cascata, vi lascerò con il dubbio, dicendovi solo che mi è piaciuto, ma potrebbe sembrare poco realistico ai più cinici. Nel complesso un libro scorrevole e interessante quanto basta. Consigliato a lettori di tutte le età. Voto: 7 e mezzo

Don't judge
 a book boy
by its cover  his face



Qui il sito dell'autrice

Qui il booktrailer in inglese del libro che in America ha avuto uno straordinario consenso di pubblico.

venerdì 10 maggio 2013

La sfida di Kazam

La sfida di Kazam
 di: Jasper Fforde casa editrice: Mondadori collana: I Grandi pag: 285 titolo originale: The Song of the Quarkbeast




Jennifer Strange, amministratore, in assenza del grande Zambini,  della casa di incanti Kazam,  una delle due case di incanti presenti nel Regno di Re Snobb, e concorrente della iMagic capeggiata dall'Onnipotente Blix, è incaricata di ricostruire un ponte crollato utilizzando la magia di almeno sei maghi. Qualcuno però è interessato all'utilizzo della magia per trarne profitto, e prima che Jennifer possa farci qualcosa la Kazam viene sfidata ad un certame magico per la ricostruzione del ponte. La casa d'incanti che vincerà la sfida fornirà a sua maestà Re Snobb un mago nella funzione di Mistico di Corte e il controllo sull'uso della magia. Le cose per la Kazam si faranno complicate...

Ad ogni Quarkbestia corrisponde una Quarkbestia uguale e contraria. Ebbene sì,  potete tirare un sospiro di sollievo, sebbene il mio riassunto fosse completamente privo di quarkbestie vi posso assicurare che la sfida di Kazam non ne sarà certo priva. Non lasciatevi fuorviare dal titolo italiano, perchè nelle originali intenzioni dell'autore quello che vi apprestate a leggere è in realtà un libro dal titolo "La canzone della Quarkbestia". I più timorosi di voi potrebbero avere qualcosa da ridire per l'intrinseca natura delle  Quarkbestie ( per un decimo labrador e per il resto un misto di Velociraptor e tritatutto), ma non c'è vera storia magica che non contempli un po' di sano terrore, inoltre Quarky, la mia Quarkbestia onoraria, ci teneva anche stavolta a essere presente nella rece. Quark! Ma bando alle ciance, veniamo a noi (no Quarky le ciance non sono di metallo e nemmeno commestibili): nuovamente Hereford e il Regno di Re Snobb sembrano essere minacciati dai loschi piani di conquista della corona, che immemore dei precedenti fallimentari tentativi, cerca di volgere le arti magiche a proprio vantaggio. Chi infatti controlla la magia può scegliere di metterla al servizio di tutti, come la Kazam, o mirare ad utilizzarla per scopi molto meno nobili, ma molto più remunerativi. Se a questo si associano poi gli intenti ancora meno nobili di un noto mago, lo Onnipotente Staordinario Blix,  le cose diventano ancora più complicate che mai.  Attorniata da maghi improbabili, alci caduchi, orfanelli impertinenti e geniali, e sovraccarichi magici, Jennifer Strange si troverà di nuovo a sbrogliare il bandolo della matassa di una storia brillante e ironica, piena di inevitabili cattivi e di misteriosi incantesimi di maledizione. Come promesso non mancheranno Quarkbestie e intrighi da sventare, il tutto con il consueto pestifero humour  di Jasper Fforde, che ci delinea maghi e incantatori molto sopra le righe, ma proprio per questo ancora più  divertenti. Hereford, e più in generale i Regni Disuniti, costituiscono, con le loro contraddizioni e stramberie un mondo più simile al nostro di quanto vorremo, e Jasper Fforde strizza l'occhio al lettore che non può fare a meno di sospirare e sorridere al contempo. Consigliato a chi ha letto e apprezzato "L'ultimo Drago", (con l'avvertenza che, nonostante la copertina, questo libro ha diverse Quarkbestie ma nessun drago), a chi apprezza i libri pieni di Humour non-sense, a chi vorrebbe una Quarkbestia e a chi si chiede che fine abbia fatto Zambini. Ok Quarky adesso puoi salutare: Quark! Voto: 8


Di Jasper Fforde ho già recensito "L'ultimo drago" precedente capitolo nella serie "The Chronicles of Kazam"

giovedì 2 maggio 2013

Dio odia il Giappone. Romanzo d'amore e fine del mondo

Dio odia il Giappone
Romanzo d'amore e 
fine del mondo
di: Douglas Coupland casa editrice: ISBN collana: I vinili pag: 224 illustrazioni: Michael Howatson titolo originale: God hates Japan




Hiro Tanaka è alla ricerca di risposte. Conclusi gli studi superiori si trova a dover fronteggiare una realtà in cui non si riconosce e  un sistema di cui non riesce a fare parte. Rivolgendosi ad un suo futuro clone di un ipotetica lontana realtà, racconta le sue vicende e le sue riflessioni.

Caro Clone, se fra molti, moltissimi anni, dovessi leggere questa mia recensione potresti probabilmente porti questa amabile domanda (io me la farei, e in fondo non sei gene dei miei geni? O più disneyanamente piume delle mie piume?): di cosa parlava Dio odia il Giappone? Ebbene caro clone sappi che a distanza dalla tua fantasmagorica realtà (anche a te fa schifo la rucola? chissà..ma non divaghiamo) le risposte potrebbero non essere del tutto semplici. Hiro Tanaka si muove in un Giappone che finge di recitare una parte assegnatagli molto tempo fa. Il Giappone vuole i suoi figli parte integrante di una comunità precostituita e ben delineata, ove ogni bravo giapponese, come la tessera di un mosaico, sappia esattamente dove incastrarsi e quale ruolo svolgere. Quello che il meccanismo ben oliato del Giappone non prevede però è il declino di valori in cui nessuno sembra voler più credere. La funzionale macchina chiamata Giappone comincia a mostrare più di una crepa, sbuffa e mantiene un ritmo che non è più quello di ciascun giapponese. Hiro Tanaka, che si muove come un outsider ai margini di questo schema, si chiede cosa il Giappone stia facendo a se stesso e ci mostra la realtà di giovani giapponesi che fra droghe, sballi di ogni tipo e lavori saltuari sembrano non voler incarnare in nessun modo il prototipo nazionale. La ricerca interiore di Hiro, il suo sbalordimento per ciò che non riesce a penetrare di quello che lo circonda, parte dalla conversione di alcune compagne di classe al mormonesimo, visto, come tutto ciò che è straniero o gaijin, come un intrusione e una farsa. Hiro ci parla in prima persona, e in particolare si rivolge al suo immaginario clone, con una rabbia che sembra rivolta al mondo intero, ma che poi si traduce in un odio bellicoso verso la rigidità degli schemi giapponesi, senza però venirne mai veramente a capo, senza riuscire a batterli davvero. Non mancano gli spunti sarcastici o i momenti drammatici, legati sempre alla realtà giapponese, e rivolti anche al mondo al di fuori del Giappone che viene visto come qualcosa da disprezzare e qualcosa a cui allo stesso tempo anelare. Douglas Coupland si immedesima in un ragazzo giapponese moderno e allo stesso tempo resta indiscutibilmente uno straniero che cerca di capire il giappone, amarlo , farsi accettare, per poi  esserne rigettato, il tutto mai detto per sua stessa voce, ma inevitabilmente tradotto dalle parole di Hiro. Perchè dunque Dio odia il Giappone? Hiro vi racconta la sua storia, a voi lettori ( e a voi cloni) l'ardua sentenza. Consigliato a chi cerca un insolito punto di vista sul Giappone, a chi vuole una lettura rapida e particolare e a chi si sta chiedendo come sarebbe il suo clone. Caro Clone la rece è finita, chissà se ti piacerà. Voto: 7.

martedì 30 aprile 2013

Felicità

Felicità®
di: Will Ferguson casa editrice: Feltrinelli collana: Universale economica pag: 301 titolo originale: Happiness



Edwin de Valu è un redattore presso la casa editrice Panderic Books Incorporated , nella sezione saggistica. Edwin ha una vita grigia, sempre in lotta con i romanzi della "pigna purulenta", la catasta di improbabili romanzi che si trova a dover visionare e respingere ogni giorno, alla ricerca di qualcosa di valido da poter pubblicare. Implacabile Edwin cestina un romanzo dopo l'altro. "Quello che ho imparato sulla montagna" voluminoso romanzo frutto di un eremitaggio in Tibet di  Tupak Soiree, stà per essere a sua volta cestinato quando Edwin viene chiamato in riunione . Prima che Edwin possa rendersene conto il romanzo di Tupak Soiree finirà per cambiare la sua vita e quella dell'intera nazione, ma non come ci si potrebbe aspettare.

Vita! Amore! Saggezza!, Tupak Soiree vi offre questo e molto altro con la sua intensa e chilometrica opera narrativa. Prima che ve ne possiate accorgere la vostra vita sarà completamente e radicalmente cambiata, la Felicità con la F maiuscola irromperà nella vostra esistenza aiutandovi a dimagrire, smettere di fumare, guarire dal vizio del gioco d'azzardo, dall'alcolismo e dalla tossicodipendenza, e a trovare il proprio equilibrio interiore, godersi l'esistenza e fare soldi. Edwin de Valu, antieroe per eccellenza, cinico, bugiardo, pusillanime e fedifrago, si troverà a generare suo malgrado il mostro della felicità globale. Ma chi è in realtà Tupak Soiree e cosa vuole veramente? Gli sconvolgimenti globali determinati dall'incredibile successo della teoria di Soiree saranno la chiave di volta che farà di Edwin un vendicatore spietato  e inarrestabile, alla ricerca di qualcosa che arresti per sempre la vuota, mistica e uniformante Felicità globale a cui Edwin risulta immune, ma che ha sconvolto la società. Tutti hanno infatti abbandonato qualunque tipo di vizio o la ricerca della bellezza o la corsa per l'autoaffermazione avviandosi verso un cammino spirituale che li porta ad abbandonare tutto e partire alla scoperta della decantata Felicità, un solo biglietto è il loro messaggio d'addio: "Sono a pesca". Will Ferguson narra del tema dei temi, il motore immobile che alimenta e consuma l'umanità: la ricerca della Felicità. Ma a differenza di quello che avrebbe potuto propinarvi Tupak Soiree,  Ferguson ci descrive una felicità che non può prescindere dalla tristezza, delineando un romanzo rocambolesco, pseudo-filosofico e molto, molto cinico. Se non è possibile trovare in Felicità la dirompente ironia di "Autostop con Buddha", riusciamo comunque a cogliere un sarcasmo tagliente, talvolta guascone, che irride alla natura stessa del suo percorso: trovare la felicità? Andiamo, state scherzando? Edwin de Valu è il protagonista meno felice e meno indicato per lo scopo, eppure riesce ugualmente a svolgere la sua missione di involontario salvatore. Felicità alterna delle parti molto ben riuscite, come la descrizione del mondo dell'editoria, dei contratti editoriali e della pubblicazioni in genere (che ho trovato geniali) , le scene con il capo di Edwin ( il Signor Mead) e quelle con Tupak Soiree, con parti meno brillanti, come  la relazione pesudo-romantica con la redattrice May Weatherhill, e tutte quelle con la moglie Jenni (che risultavano un po' forzate). Ferguson crea un mondo la cui follia rasenta incredibilmente la cruda realtà, restando comunque sempre in bilico sul margine dello scherzo burlone. In definitiva Felicità è un romanzo scorrevole, sarcastico, che se non vi farà proprio ridere, vi strapperà comunque un cinico sorriso. Consigliato a chi cerca la felicità, ma non è sicuro di volerla trovare, a chi adora l'ironia cinica, a chi conosce lo stile di Will Ferguson e a chi cerca una lettura rapida...ma non chiedetemi altro...Sono a pesca! Voto: 7 +

Di Will Ferguson ho già recensito:


 

venerdì 26 aprile 2013

La sovrana lettrice

La sovrana lettrice
di: Alan Bennet casa editrice: Adelphi  collana: Gli Adelphi pag: 95 titolo originale: The Uncommon Reader



Correndo dietro ad uno dei suoi indisciplinati corgi sua maestà la Regina Elisabetta finisce nel cortile dietro le cucine di palazzo e scopre lì una biblioteca circolante gestita dal signor Hutchings dove trova, intento a leggere, lo sguattero di cucina Norman. Con somma magnanimità sua Maestà decide di prendere in prestito un libro e da quel momento la vita di Elisabetta subisce una inaspettata svolta.

Se avrete la compiacenza di leggere questa Nostra recensione, vi assicuriamo che ne trarrete sommo beneficio, raramente Ci capita di avere l'opportunità di erudirvi su ciò che la lettura ha in serbo per voi, e questa potrebbe essere una nobile occasione. Su su, non c'è bisogno di fare la riverenza e smaniare per l'ansia, qui su Il Sogno del Drago la lettura è sicuramente nobile, ma di una nobiltà assolutamente Repubblicana. La nobiltà delle pagine di Alan Bennet è invece quella di una Regina tanto temuta quanto rispettata e, con il tipico humour inglese, sottilmente canzonatoria. Cosa può fare la lettura ad una Donna che ha girato tutto il mondo, conosciuto personaggi incredibili, vissuto una guerra e che in sostanza ha visto tutto quello che è possibile vedere in 80 anni? Ecco che "La sovrana lettrice" si appresta a rispondere a questa domanda, con una scioltezza e un'agilità degne di una volpe inglese, ma una di quelle che non si fanno acchiappare! "E' possibile che io mi stia trasformando in un essere umano. Non sono convinta che si tratti di un cambiamento auspicabile" con questa umoristica nota Elisabetta esprime bene l'incredibile cambiamento che la scoperta della lettura sta effettuando su di lei. Elisabetta crede di aver visto tutto, ma quello che non sa è che i libri se ne infischiano dei loro lettori, non hanno pregiudizi o preferenze, non si mostrano diversi a seconda di chi li legge, nemmeno se a leggerli è sua Maestà in persona. Ecco quindi che la Sovrana finirà col trovare nella lettura una dimensione che ridefinisce la lettrice, e la persona, che lei stessa aveva dimenticato di essere. La lettura travolge e modifica la vita della Regina a tal punto che tutti quelli che ruotano intorno a lei, dal Duca suo consorte all'ultimo dei valletti, finiranno con l'osteggiare questo amore profondo e tenteranno di riportare sua Maestà nei ranghi consueti. Ma si sa, se dai a qualcuno le ali per volare, non puoi aspettarti che continui a gattonare e la Regina finirà per stupire i suoi sudditi nel modo più inatteso. Alan Bennet dipinge una perfetta miniatura che ritrae e immortala la  potenza della lettura, rendendo il tutto ancora più efficace ed incisivo mediante un protagonista-ospite d'onore molto speciale. La Regina è esattamente come ce l'aspettiamo e allo stesso tempo una caricatura amabilissima di se stessa, un veicolo molto speciale e spiritoso di un messaggio assai semplice: leggere ti cambia. Consigliato a chi conosce bene l'amore per i libri, a chi apprezza lo humour inglese e  cerca una lettura breve, ma sottilmente spassosa. Che Dio Salvi La Regina! Voto: 8

Un brano tratto dal libro:

Intanto andavano e venivano i visitatori più illustri, fra cui il presidente francese [...] si era rivelato una miniera riguardo a Proust, che per la regina era sempre stato solo un nome. Il ministro degli Esteri non conosceva nemmeno quello, e così Sua Maestà poté metterlo un po' al corrente. <<Poveretto, una vita infame. Un martire dell'asma. Il tipo di persona a cui viene da dire: "Insomma tirati un po su!". Ma la letteratura è piena di gente così. La cosa strana era che quando ha intinto un pezzo di dolce nel tè (pessima abitudine) gli è tornato in mente tutto il suo passato. Sa, ci ho provato anch'io e non mi ha fatto nessun effetto>>.
<<Magari non era il dolce giusto, Maestà>>

giovedì 25 aprile 2013

Ogni giorno

Ogni Giorno
di: David Levithan casa editrice: Rizzoli pag: 370 titolo originale: Every Day



A si risveglia ogni giorno nel corpo di un'altra persona. Ogni mattino A si trova ad affrontare le giornate e le vite di persone sconosciute ed è così da sempre. Scivolando da una vita all'altra, A ha imparato ad interagire col mondo, senza interferire in maniera drastica sulle personali vicende dei suoi ospiti, fino al giorno in cui, nel corpo di Justin, non conosce Rhiannon, e l'amore risveglia in lui il bisogno di una esistenza tutta sua.

Se state vivendo una straordinaria sensazione di Dejavu, non è perché state "abitando" il corpo di qualcun'altro, ma perché probabilmente vi è capitato di vedere qualche episodio di "In viaggio nel tempo" aka "Quantum Leap", telefilm degli anni '90 in cui il dottor Samuel Beckett (Scott Bakula) viaggia attraverso il tempo passando da un corpo all'altro, vivendo le esperienze legate a ciascun "ospite" involontario e cercando di risolvere i problemi  legati alle loro vicende personali per poter passare al successivo "salto" temporale. Sebbene quello del protagonista  A non sia un viaggio nel tempo, ma solo nello "spazio" ( poiché si sveglia sempre in corpi che hanno la sua età, e che vivono  a poche ore di distanza l'uno dall'altro) l'idea risulta sicuramente molto simile. Se però non avete mai visto Quantum Leap, tranquilli, il romanzo ha comunque un suo percorso narrativo ben preciso, il quale è facilmente comprensibile anche senza precedenti esperienze televisive. A si ritrova catapultato nell'esistenza dei più svariati individui, felici, malati, gay, depressi, sportivi, drogati, semplici studenti normali, e grazie a queste esperienze ci fa "mettere nei panni" di ognuno, rivelando punti di vista interessanti e cercando di farci capire quanto difficile sia rapportarsi con il mondo, e vivere il proprio personalissimo Io. Com'è essere in un corpo che smania per la droga? Cosa si prova quando la depressione rende tutto una cappa oscura e opprimente? E come ancora è vivere una sessualità che non viene capita e accettata facilmente dagli altri? David Levithan costruisce una storia d'amore che trascende l'aspetto fisico, le malattie o la sessualità per darci un semplice messaggio: se ami qualcuno, quel qualcuno è al di là dello spazio e del tempo, l'amore è un salto della fede nel sentimento che ti lega a l'altro. Nel momento in cui A scopre l'amore, tutto il suo "sistema" viene scombussolato,  l'esistenza di A  dovrà ridimensionarsi e trasformarsi per potersi di nuovo definire. Nel nuovo percorso A si troverà involontariamente a sconvolgere la vita di uno dei suoi ospiti e questo lo porterà  a trovarsi per la prima volta in pericolo. Alla storia d'amore, e al tentativo di educarci a vedere attraverso gli occhi di qualcun'altro, David Levithan associa  quindi anche un po' di suspense , sufficiente a dare un po' di pepe alla storia, ma che  lascia alla fine del romanzo con molte più domande di quante siano le risposte. Se da una parte è lodevole da parte dell'autore il suo tentativo di aprirci gli occhi su ciò che è "L'altro" e su quanto le personali esperienze di ciascuno influiscano  sulla resa della sua esistenza, allo stesso tempo non tutti i temi sono trattati con il dovuto approfondimento, lasciando il lettore non del tutto convinto. David Levithan ha sicuramente molto caro il tema dell'orientamento sessuale, ed in particolare quello dell'omosessualità, e questo verrà riproposto in molti modi all'interno delle varie vite impersonate da A. Tutti i punti di vista risultano interessanti, ma alcuni sembrano essere inseriti più con intento  puramente educativo che non per continuare o completare la storia. In definitiva il libro si lascia leggere facilmente, intrattiene e propone anche qualche spunto di riflessione interressante, ma lascia con un senso generale di incompiutezza. Avrei voluto che lo scrittore avesse limato alcuni punti e cercato di spiegare meglio la strana esistenza di A. Forse però David Levithan voleva solo comunicare un generale messaggio d'amore senza vincoli, e quindi la lettrice di fantascienza-fantasy che è in me si è fatta qualche domanda di troppo. Consigliato a chi cerca una lettura semplice,  scorrevole, che parla d'amore e fa riflettere  e ha un lato sci-fi, senza però essere minimante uno sci-fi. Voto: 7.

Un brano tratto dal libro:

"Sono un vagabondo, e anche se la mia condizione comporta un certo grado di solitudine, mi regala un notevole senso di liberazione. Non sarò mai costretto a definire me stesso a partire da qualcun altro. Non soffrirò mai la pressione delle occhiate, il fardello delle aspettative dei genitori. Ai miei occhi ogni individuo si presenta come la parte di un tutto, e io posso concentrarmi su quel tutto più di chiunque altro. Non sono accecato dal passato, né motivato dal futuro. Mi concentro sul presente perché è la sola dimensione che sono destinato a vivere."